venerdì 14 settembre 2018

MESSAGGIO DI SIS-MA AGLI INDIPENDENTISTI SCOZZESI IN VISTA DEL REFERENDUM DEL 18 SETTEMBRE 2014


 Sisma (Sardinian Indipendentist Left – Anticapitalist Movement) supports the battle of the Scottish people in the referendum of September 18th:
a battle representing the values of the internationalism, social solidarity and resistance to oppression.
We support your struggle for the birth of an independent Scottish republic and for the development of a socialist and multicultural society.
In the view of our revolutionary socialist movement, a victory in the referendum would bolster the struggle for the liberation of all colonized
and stateless peoples from Palestine to the Basque Country, from Corsica to Sardinia.
Free Scotland!
14th September 2014
Sardinian Indipendentist Left – Anticapitalist Movement



Sisma (Sinistra Indipendentista Sarda Movimento Anticapitalista) è accanto alla battaglia del popolo scozzese in vista del referendum del prossimo 18 settembre.
Una battaglia all’insegna dei valori dell'internazionalismo, della solidarietà sociale e nello spirito di resistenza all’oppressione.
Siamo con voi nella battaglia per la nascita di una repubblica scozzese indipendente, nella prospettiva di sviluppo di una società socialista e multiculturale.
Per il nostro movimento, socialista e rivoluzionario, una vittoria nel referendum del 18 settembre sarebbe inoltre una spinta alla lotta per liberazione di tutti
i popoli colonizzati e senza stato: dalla Palestina ai Paesi Baschi, dalla Corsica alla Sardegna.
Scozia libera!
14 settembre 2014 - Sinistra Indipendenista Sarda – Movimento Anticapitalista

mercoledì 9 maggio 2018

"Ore giapponesi" con Fosco Maraini

Penso che "Ore Giapponesi" sia la migliore introduzione possibile alla cultura e alla storia nipponica. Fosco Maraini racconta il Giappone degli anni Cinquanta, con i treni lenti e le strade malconce. Poi aggiorna il testo con contributi del 1988, con un Sol Levante potenza economica vincente e le città in parte sfigurate dal cemento (Kyoto). Nel lungo racconto, arricchito da illustrazioni e foto dello stesso Maraini, sono illustrate mille sfumature del Giappone: la storia fa...tta di lunghe parentesi di apertura e isolamento, la campagna, lo shintoismo, la miriade di scuole buddiste, le classi sociali, la discriminazione dei burakumin, la letteratura, l'arte, la vita in famiglia, le amicizie e gli amori fra culture diverse, le mille contraddizioni di una società solo apparentemente uniforme. Il testo si chiude con salto all'indietro agli anni '40, col racconto della prigionia e della fame nel campo di detenzione, in cui erano rinchiusi gli italiani che, rimasti in Giappone, avevano rifiutato di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò. Ringrazio la mia prima Sensei di giapponese per avermi introdotto a Maraini Sensei e avermi consigliato la lettura di questo magnifico libro. E' stata una lettura lunga, distillata e "curativa". Anche il mio professore di Storia dell'Asia Orientale, Emilio Bottazzi, aveva citato le gesta di Maraini (etnologo, antropologo, scrittore, alpinista e fotografo - 1912/2004) durante una delle lezioni. Sarà stato il 1999. Un frammento di memoria che era rimasto vivo.

mercoledì 18 aprile 2018

20 anni senza Cozy Powell



Sono già passati 20 anni dalla morte di Cozy Powell, in un incidente stradale, il 5 aprile 1998.

 Era ed è ancora il mio batterista preferito. Potente e agile, riusciva a mettere insieme la forza di John Bonham, la scioltezza di Ian Paice e l'epicità di Carl Palmer. Ho cercato di imparare a suonare la batteria da autodidatta, dall'ascolto dei dischi: Cozy Powell (insieme con Nicko Mc Brain e Ian Paice) è stato il mio docente principale e inconsapevole. Mi a...vrebbe bocciato, ma qualche rullata l'ho comunque rubata.

 Cozy faceva parte di quel piccolo gruppo di batteristi in grado di spaziare fra i generi e mantenere allo stesso tempo una identità precisa: il blues di Peter Green, l'hard rock epico dei Rainbow, il progressive degli Emerson Lake & Powell, l'heavy metal dei Black Sabbath di Tyr e Headless Cross, elementi di fusion in qualche brano dei quattro dischi da solista. Nella sua carriera lunga, ma non lunghissima, ha inciso 48 dischi. 


 Una energia immensa, un carattere difficile: nel 1979, registrando "Since You've been gone" si limitò a fare il minimo indispensabile in segno di protesta per la svolta commerciale dei Rainbow. Dopo il Monsters del 1980, il primo, lasciò il gruppo. "Noi siamo quelli di Stargazer", commentò Cozy secondo quanto riportato nella biografia di Blackmore.



Un incontro fortuito. Arbatax 1996
Nel 1996 ad Arbatax, costa Est della Sardegna. Festival Rocce Rosse: Cozy Powell suonava blues con Peter Green e l'amico Neil Murray al basso.
Ricevetti un biglietto omaggio perché facevo il militare in Capitaneria di Porto.
Non avevo la minima idea che ci fosse anche lui fra i musicisti.
Entrai in platea poco dopo la fine del soundcheck. Lui era ancora sul palco. Lo riconobbi e lo chiamai:"Cozy!".
Lui mi guardò e sorrise, sorpreso di essere stato riconosciuto, ma non si avvicinò (come lo avevo invitato a fare con i gesti).

#CozyPowell

giovedì 4 gennaio 2018

La legge dello sviluppo ineguale e combinato

"La legge razionale della storia non ha nulla a che vedere con schemi pedanteschi. L'ineguaglianza di sviluppo, che è la legge più generale del processo storico, si manifesta con maggiore vigore e complessità nelle sorti dei paesi arretrati. Sotto le sferza delle necessità esterne, la loro cultura in ritardo è costretta ad avanzare a salti. Da questa legge generale della ineguaglianza deriva un'altra legge che, in mancanza di una denominazione più appropriata, può essere definita legge dello sviluppo combinato e che vuole indicare l'accostarsi di diverse fasi, il combinarsi di diversi stadi, il mescolarsi delle forme arcaiche con le forme più moderne. Senza questa legge, considerata, beninteso, in tutto il suo contenuto materiale, è impossibile comprendere la storia della Russia [...]". (Lev Trotsky - Storia della Rivoluzione russa)

giovedì 28 dicembre 2017

Vincenzo Pillai. Ricordo personale (piccolo e imperfetto) di un rivoluzionario



Gennaio 1991. Vado in piazza con qualche compagno di scuola a manifestare contro la prima Guerra del Golfo. E' la mia prima manifestazione politica in senso proprio. Vedo un signore con la lunga barba intento a distribuire volantini. Era Vincenzo Pillai, ma io ancora non lo sapevo.
Dicembre 2017, la scorsa settimana. Ricevo una chiamata da Vincenzo, mi chiede se intendo andare all'assemblea di Pote...re al Popolo del 17. "Vai all'assemblea? Puoi registrare?". Io: "Non posso registrare, ma mando sicuramente un resoconto via email". Il resoconto ho cominciato a scriverlo ieri sera, ma non ho fatto in tempo a terminarlo. Pensavo di finire di scriverlo oggi e inviarlo a lui, a Cristiano Sabino, a Alessandro Cauli, a Antonello Tiddia e a Salvatore Drago. Lo completerò presto.


Vincenzo, padre emigrato, era cresciuto in Liguria. Aveva mantenuto quell'accento che in anni molto più recenti ho imparato a conoscere meglio. Aveva partecipato alle mobilitazioni di Genova del 1960, contro la convocazione del congresso dei fascisti del movimento sociale italiano nella città medaglia d'oro per la Resistenza.


Aveva poi scelto di ritornare in Sardegna come docente di Storia e Filosofia, mi sembra. Per un breve periodo era stato funzionario di Democrazia Proletaria e poi era rimasto sempre nel Prc, mi sembra.
Ricordava spesso diversi episodi della sua lunga militanza politica, ma lo faceva solo perché l'esperienza di ieri poteva essere utile alla battaglia di oggi.


Con lui ho avuto diversi battibecchi. Non riuscivo a capire la sua permanenza nel Prc e nella Cgil (e più stimo le persone con cui inteloquisco più tendo a essere schietto e diretto).


Ma lui c'era sempre. In ogni battaglia, in ogni manifestazione, in ogni assemblea, in ogni dibattito.
Un'idea di politica fatta di partecipazione, di scambio di idee, di organizzazione: la necessità di agire in prima persona, con gli altri, per cambiare lo stato di cose esistente.

 Nei suoi documenti sulla questione sarda continuava sempre a ribadire la necessità di coniugare la liberazione nazionale alla liberazione sociale.
Aveva partecipato persino alle poche assemblee di Sis-Ma (Sinistra indipendentista sarda - Movimento Anticapitalista).
Ultimamente eravamo insieme in Caminera Noa.
Pochi giorni fa la chiamata su Potere al Popolo.


Grazie per il lungo cammino percorso, samurai rosso. Vorrei riuscire a non arrendermi e ad andare avanti lungo quella strada.


ciao Vincenzo
Fabrizio

martedì 19 dicembre 2017

Hokusai

Dall’età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e sono cinquant’anni che pubblico disegni. Tra quel che ho raffigurato non c’è nulla degno di considerazione. A settantatre anni ho a malapena intuito l’essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre. A novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria.

 Manji il vecchio pazzo per la pittura

venerdì 1 settembre 2017

Erosione della vecchia globalizzazione. Caos, fondamentalismo e sciovinismo

"L'erosione del vecchio sistema della globalizzazione non è in grado di preparare l'assetto che seguirà e può solo condurre al caos. Le forze dominanti stanno sviluppando le loro attività entro questi limiti, cercando di trovare degli stratagemmi per ottenere un profitto a breve termine, con il conseguente aggravamento del caos.
Il tentativo di queste di legittimare le loro scelte mediante l'ideologia "muffosa" del mercato autoregolato, oppure affermando che non c'è alternativa, o con il puro e semplice cinismo, non è una soluzione ma fa parte del problema.
Le risposte spontanee della gente al degrado che vive non sono comunque molto più utili.
In un'epoca di confusione, soluzioni illusorie come il fondamentalismo e lo sciovinismo possono dare luogo a una grande mobilitazione politica.
E' compito della sinistra - ed è infatti la sua missione storica - formulare in teoria e in pratica una risposta umanista alla sfida. In mancanza di tale risposta e fintanto che non verrà formulata, i più probabili scenari saranno la REGRESSIONE e [...]".



Samir Amin (Il capitalismo nell'era della globalizzazione, 1997)