venerdì 15 marzo 2019

Dream Theater: Distance Over Time e il capolavoro che non arriva



Ogni nuova uscita della band di John Petrucci e John Myung è destinata a spaccare il pubblico e la critica.  ‘Distance Over Time’ non fa eccezione. Ci troviamo di fronte a un’opera che è il risulato di 4 mesi di ‘clausura’ nello studio di Yonderbarn a Monticello (New York): 12 ore di lavoro quotidiano sotto il controllo di Petrucci, affrontate col conforto di alcool e bistecche. Questa volta lo stakanovismo del Teatro del Sogno ha prodotto un album molto più diretto (per quanto possa esserlo un disco dei nostri) ed heavy della precedente opera rock ‘The Astonishing’. Da un lato, si tratta di un long playing con cui i cinque supereroi del prog metal sono di certo in grado di conquistare, ancora una volta, il cuore e il cervello dell’ampia base dei fan con i loro superpoteri: per esempio con le architetture intricate e ardite della gemma progressive metal ‘Untethered Angel’ o con l’impatto settantiano dell’hard rock della bonus track ‘Viper King’, fra Purple e Zeppelin. Dall’altro lato, però, ci troviamo spesso di fronte a pezzi più che decorosi, a volte brillanti, ma privi della genialità compositiva e della profonda ispirazione di capolavori come ‘Scenes From A Memory’, pubblicato esattamente 20 anni fa. ‘Distance Over Time’ sarà certamente un album di successo, ma il miracolo si fa attendere.

giovedì 10 gennaio 2019

CARTA DI BREST




I. Situazione imperialista in Europa
   a. L’imperialismo sistema universale. In quanto fase dell’economia, l’imperialismo moderno si situa fondamentalmente allo stadio monopolistico del capitalismo. Si tratta di un sistema mondiale che trae un sovrapprofitto dai paesi colonizzati mentre sfrutta il proletariato dei paesi imperialisti.
Essendo l’imperialismo un sistema universale, numerosi popoli, in gradi diversi e in situazioni storiche particolari, soffrono l’oppressione coloniale, la dominazione neocoloniale e altre forme di oppressione nazionale. L’Europa non fa eccezione a questa regola e ciò significa che oggi esistono ancora, alla periferia del sistema capitalistico europeo, alcuni popoli che sono sottoposti allo sfruttamento da parte di diversi gruppi monopolistici. Questa oppressione esiste dunque, e in gradi diversi:
-        sotto la forma di un supersfruttamento diretto, nell’ambito del capitale monopolistico di Stato;
-      sotto la forma dei monopoli europei, che scavalcano sempre più il ristretto ambito dei vecchi Stati europei nella misura in cui avanza l’integrazione capitalistica, nel quadro del Mercato Comune;
-        sotto la forma, infine, delle grandi imprese multinazionali, la cui strategia si basa sull’adattamento alla crisi attuale del capitalismo mondiale di fronte alle difficoltà monetarie.
   b. Gli effetti dell’imperialismo. Per queste ragioni, il capitalismo provoca l’instaurazione di un sistema di oppressione nazionale e sociale di cui soffrono, in modi e in gradi diversi, alcuni popoli:
  1. Il colonialismo si manifesta con tre aspetti principali che sono interdipendenti: aspetto economico, aspetto politico e aspetto socio-culturale. L’aspetto economico appare quello fondamentale in quanto gli aspetti politici e socio-culturali provengono dagli interessi economici del capitale monopolistico. La dominazione politica, e perfino militare, non possiede altro obiettivo che quello di permettere la penetrazione capitalistica. La distruzione della cultura di alcuni popoli è una conseguenza di questo intervento politico ed economico. Una volta realizzata tale distruzione, l’introduzione della cultura dominante faciliterà tutte le oppressioni sociali, al primo posto delle quali si situa, evidentemente, lo sfruttamento economico da parte del capitalismo.
In questo contesto, sappiamo che:
-       il popolo irlandese soffre direttamente gli effetti del colonialismo al Nord e del neocolonialismo al Sud (anche se questa situazione tende ad una integrazione coloniale pura e semplice anche al Sud);
-         il popolo galego soffre l’oppressione fascista che garantisce la dominazione dei gruppi monopolistici dello Stato spagnolo;
-      il popolo bretone soffre direttamente la dominazione colonialista nel quadro del centralismo politico che è il miglior supporto del capitalismo monopolistico di Stato in Francia. Lo stesso accade ai popoli basco e catalano del Nord;
-        il popolo gallese soffre gli effetti del colonialismo e del centralismo dello Stato britannico;
-        il popolo sardo soffre gli effetti della dominazione coloniale e dell’oppressione nazionale da parte dello Stato italiano e la Sardegna, per la sua posizione strategica, è inoltre sottoposta all’occupazione militare da parte dell’OTAN-USA e funge pertanto da base di aggressione contro il proletariato e i popoli d’Europa.
  1. Nei casi della Catalogna-Sud e di Euskadi-Sud, l’imperialismo si manifesta sotto un aspetto diverso che non può essere definito come coloniale. Si tratta di un imperialismo di sfruttamento, dove il dominio persegue l’obiettivo della conservazione della riproduzione delle condizioni che permettono l’estrazione permanente di plusvalore, favorendo così lo sviluppo capitalistico dell’economia.
 
II. La questione nazionale e il socialismo
   Nello studio attuale dell’imperialismo, la situazione coloniale nella quale si trova la maggioranza dei nostri popoli provoca l’impossibilità di una evoluzione che segua i modelli dei cosiddetti paesi sottosviluppati contemporanei. In effetti, le borghesie autoctone si trovano nell’impossibilità di accumulare il capitale necessario per la loro espansione: pertanto il surplus economico creato nei nostri paesi viene drenato dalle metropoli attraverso i meccanismi bancari. Conseguentemente, l’esistenza di una borghesia nazionale si rivela totalmente impossibile. Le borghesie dei nostri paesi sono destinate a svolgere il ruolo di “borghesie compradore”: sono gli agenti attraverso il quale il capitalismo esercita il proprio dominio sui nostri popoli. Anche nel caso che esistano residui o inizi di formazioni borghesi dai caratteri più o meno nazionali, questi possono svolgere soltanto un ruolo marginale.
   Da ciò si deduce l’impossibilità, da parte della borghesia cosiddetta “nazionale”, di svolgere un ruolo dirigente nel movimento di liberazione nazionale. Crediamo che la lotta contro l’imperialismo sia indissociabile dalla lotta contro i suoi agenti locali: le “borghesie compradore”.
   Diversamente, in Euskadi-Sud e in Catalogna-Sud, lo sviluppo capitalistico dell’economia permette l’esistenza di una borghesia nazionale che può mostrare contraddizioni secondarie rispetto all’imperialismo oppressore. Tuttavia queste borghesie, allo stadio attuale dello sviluppo delle forze produttive e di concentrazione monopolistica, non possono svolgere alcun ruolo dirigente nella lotta di liberazione. Le loro contraddizioni nei riguardi del proletariato si sono sviluppate a un tale livello che diventano principali rispetto a quelle esistenti nei confronti dell’imperialismo. Nell’epoca dell’imperialismo, la borghesia non ha più carattere rivoluzionario.
   La lotta per la liberazione nazionale non è una lotta diversa da quella per il socialismo. Non è più possibile sostenere soltanto che la lotta di liberazione nazionale è legata a quella per l’emancipazione sociale: entrambe sono una sola ed identica lotta. La lotta di liberazione nazionale è soltanto l’aspetto particolare che assume la lotta di classe nei paesi oppressi e sottoposti ad uno sfruttamento coloniale; la lotta per il socialismo assume, per i nostri popoli, la forma di una lotta di liberazione nazionale.
   Giunti a questo punto, vogliamo denunciare gli opportunisti di destra e di sinistra. Quelli di destra sostengono: “liberiamoci prima nazionalmente e poi instaureremo il socialismo”. Lo Stato è, sempre, uno strumento di dominio da parte della classe che si trova al potere. Uno Stato al di sopra delle classi sociali, uno Stato “senza carattere di classe” non può esistere. Questo Stato “senza carattere di classe” nel quale gli opportunisti di destra vogliono farci credere, non può essere una cosa diversa dalla continuazione, più o meno mascherata, del dominio imperialista mediato dai suoi agenti locali, sotto un regime di indipendenza puramente formale come è il caso dell’Irlanda del Sud. Gli opportunisti di sinistra dicono: “instauriamo il socialismo e poi il socialismo libererà i popoli oppressi”. Il socialismo non è una cosa astratta: esso deve adattarsi alle condizioni specifiche di ciascun paese.
   La storia ci insegna che la via al socialismo non è stata percorsa nella stessa maniera dai diversi paesi (URSS, Cina, Cuba, Vietnam ecc.). Coloro che negano l’ambito nazionale della via al socialismo sono fautori, nella maggior parte dei casi, dell’assetto attuale degli Stati imperialisti.
L’internazionalismo proletario non significa la negazione dell’esistenza di popoli diversi ma l’affermazione della fraternità e dell’uguaglianza di tutti i popoli del mondo.
 
III. Mezzi di lotta rivoluzionaria
   Tenendo conto delle condizioni esistenti nei paesi oppressi dell’Europa occidentale, dove i caratteri delle borghesie nazionali rendono impossibile la separazione della lotta di liberazione nazionale da quella per l’emancipazione sociale, è soltanto attraverso la mobilitazione di tutto il popolo in un movimento di massa e di resistenza diretto dal proletariato (mobilitazione costruita sopra questioni che interessano direttamente il popolo e che dividono il più efficacemente possibile gli imperialisti e i loro alleati), che è possibile arrivare alla liberazione nazionale. Il dovere principale dell’avanguardia rivoluzionaria dei popoli oppressi dell’Europa occidentale è quello di lavorare per questa unità essenziale del popolo. Il movimento rivoluzionario deve dirigere la lotta delle masse senza separarsene mai e senza mai porsi a lato della propria base popolare. Dobbiamo opporci tanto a chi vuole sostituire questo lavoro di lotta massa in favore di un militarismo elitario e isolato, quanto agli estremisti che intendono saltare le differenti fasi del processo rivoluzionario in favore della retorica e dell’avventurismo.
   La violenza, tuttavia, esiste e proviene dagli Stati imperialisti. L’emigrazione, la miseria, la rapina delle risorse naturali e la repressione formano lo sfondo dell’imperialismo che tenta sempre, mediante la violenza aperta, di mantenere e di giustificare il suo dominio. Nessun popolo ha mai raggiunto la propria liberazione se non attraverso la lotta di massa quale risposta alla violenza dell’imperialismo.
   I partiti firmatari affermano il diritto dei popoli oppressi ad opporre la violenza rivoluzionaria alla violenza controrivoluzionaria. Non dobbiamo però dimenticare che la violenza rivoluzionaria è la risposta di un popolo oppresso ma organizzato nella resistenza: questa violenza non è mai, in effetti, la risposta di individui irresponsabili che non sono in grado di sostenere una lotta politica dura e prolungata.
   La storia di tutti i movimenti unicamente militari e senza un fondamento politico nella lotta di liberazione nazionale, è la storia di una sconfitta o,  al massimo, una storia che ha portato ad un cambiamento nelle sovrastrutture della dominazione imperialista ma che non ha minimamente alterato le basi della situazione di oppressione nazionale e sociale.
 
IV. Dichiarazione finale
   Partendo dall’analisi appena compiuta della situazione europea e dalla risposta rivoluzionaria che abbiamo deciso di dare per la liberazione nazionale dei nostri popoli e per la costruzione del socialismo, proponiamo i punti seguenti come base teorica di una prassi rivoluzionaria conseguente nella battaglia per una Europa socialista fondata sull’uguaglianza dei popoli che la compongono:
  1. Riaffermiamo il diritto inalienabile dei popoli all’autodeterminazione nazionale.
  2. Lottiamo contro l’oppressione economica, sociale, politica e culturale dei nostri popoli e perché essi raggiungano il potere in tutti i settori della società.
  3. Lottiamo contro tutte le forme e le strutture che perpetuano l’alienazione, lo sfruttamento e la degradazione della persona umana, in particolare contro il fascismo, il razzismo e il settarismo.
  4. Auspichiamo che ciascun popolo oppresso si dia la propria organizzazione rivoluzionaria nel proprio ambito nazionale, quale mezzo indispensabile per portare a termine la propria battaglia nazionale e rivoluzionaria.
  5. Riaffermiamo la necessità della distruzione di tutte le strutture capitalistiche e imperialistiche e combattiamo per l’appropriazione da parte del popolo di tutti i mezzi di produzione, di distribuzione e di credito.
  6. Ci pronunciamo per la costruzione, nei nostri paesi, di un regime democratico e popolare nel quale le classi lavoratrici assumano il potere.
  7. Ci pronunciamo per la costruzione di una economia socialista pianificata, al servizio dei lavoratori e sotto il loro controllo democratico e popolare.
  8. Lottiamo per l’uso ufficiale, presso i nostri popoli, delle loro lingue e delle loro culture nazionali, stabilite su basi popolari e scientifiche, considerando questa rivendicazione come parte integrante della costruzione del socialismo nei nostri paesi.
  9. Solidarizziamo con la lotta di tutti i popoli del mondo contro il colonialismo e l’imperialismo, per l’instaurazione delle libertà nazionali e per la costruzione del socialismo.
  10. Ci appelliamo alla solidarietà rivoluzionaria di tutti i popoli oppressi e di tutte le forze progressiste del mondo con le lotte che conduciamo contro il nemico comune: l’imperialismo mondiale in tutti i suoi aspetti e le sue realtà.
  11. Ci pronunciamo per la costruzione di una Europa socialista di tutti i popoli che la compongono, su un piano di uguaglianza, di rispetto e di riconoscimenti reciprochi.
   Sopra la base dei punti e delle analisi stabilite e nel nome dei nostri sette popoli, ci appelliamo a tutte le organizzazioni rivoluzionarie dei popoli oppressi d’Europa perché si uniscano a noi nella lotta per la costruzione di una Europa socialista dei popoli.
PROLETARI DI TUTTI I PAESI E POPOLI OPPRESSI, UNIAMOCI!
VIVA L’INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!
 
 
UPG – Union do Pobo Galego / Unione del Popolo Galero [Galizia]
UDB – Unvaniezh Demokratel Breizh / Unione Democratica Bretone [Bretagna]
IRM – Irish Republican Movement / Movimento Repubblicano Irlandese (Sinn Fein & IRA ufficiale) [Irlanda]
CG – Cymru Goch / Galles Rosso [Galles]
EHAS – Eusko Herriko Alderdi Sozialista / Partito Socialista del Popolo Basco [Euskadi Nord]
HASI – Herriko Alderdia Sozialista Iraultza / Partito Socialista Rivoluzionario del Popolo [Euskadi Sud]
ECT – Esquerra Catalana dels Treballadors / Sinistra Catalana dei Lavoratori [Catalogna Nord]
PSAN-P – Partit Socialista d’Alliberament Nacional dels Paisos Catalans-Provisional / Partito Socialista di Liberazione Nazionale-Provvisorio [Catalogna Sud]
MPS – Moimentu de su Populu Sardu / Movimento del Popolo Sardo [Sardegna]
 
Brest, 3 febbraio 1974
Mur de Bretagne, 18 aprile 1976
Parigi, 19 luglio 1977

mercoledì 14 novembre 2018

Rete del Nuovo Municipio - Quartu Sant'Elena. Un documento del 2005


Cantiere del Nuovo municipio in Sardegna
Dare a tutti la possibilità di disegnare il futuro della città in cui vivono. E’ questa l’idea chiave della democrazia partecipativa, una forma di governo che rimette al centro i bisogni le esigenze e le aspirazioni dei cittadini e degli immigrati, delle associazioni e dei movimenti. Un progetto che parte dalla convinzione che la democrazia non si esaurisca nella delega quinquennale ai rappresentanti nelle assemblee cittadine, ma che sia anche autogoverno e costruzione di scenari condivisi.La Rete per il Nuovo municipio si costituisce proprio per dare corpo a questi principi. Una Rete aperta, che ha bisogno del contributo di tutte le forze vive della società per sperimentare nuove forme di democrazia, reali ed inclusive. Un progetto dalle radici storiche profonde, che sul finire del Novecento ha ripreso slancio a Porto Alegre, la città brasiliana capitale mondiale del Movimento altermondialista nella quale il bilancio viene discusso in assemblee pubbliche a partire al 1989.In Italia è stata invece Grottammare ad aprire la strada. Nel piccolo comune delle Marche la democrazia partecipativa viene applicata con buoni risultati dal 1994: i cittadini decidono infatti in assemblee di quartiere quali sono le opere pubbliche da realizzare e come utilizzare le risorse in fase di bilancio preventivo.L’idea e la pratica della democrazia partecipativa si contrappongono agli effetti della globalizzazione neoliberista: il primato dell’economia sulla politica, la mercificazione della vita, l’omologazione del pensiero e dei consumi, la militarizzazione del territorio, lo sfruttamento neocoloniale delle risorse.Processi che vanno di pari passo con l’affermazione della cultura del leaderismo e della personalizzazione della vita politica.. Al contrario, questa forma di democrazia diretta mira a valorizzare la partecipazione di tutti e fa della trasversalità ai partiti una delle sue caratteristiche peculiari.Punta alla realizzazione di un modello di governo incentrato sull’elaborazione collettiva, sulla redistribuzione sociale del potere, sulla valorizzazione dei saperi e delle tradizioni locali, sulla costruzione di nuove forme di solidarietà, sullo sviluppo eco-compatibile, che considera di primaria importanza la costruzione di una rete di collaborazione tra i comuni.Progetto, che, in Sardegna, si incardina su tradizioni che, a partire dall’organizzazione sociale nuragica strutturata in piccoli villaggi e regolata da principi di autogestione solidale, hanno tenuto vive le abitudini tipiche dell’economia agro-pastorale (la principale risorsa fino ai tempi più recenti) e l’avversione orgogliosa ad ogni colonialismo. Forme di dominio che, a causa dell’indole pacifica della nostra gente, si sono susseguite al potere in una regione derubata e vessata in maniera cieca e massiva. Il persistente mantenimento nell’Isola della più numerosa presenza in Italia di basi militari Usa, Nato e nazionali, infatti, è la conferma di uno sfruttamento improprio del territorio imposto dall’alto e, molto spesso, contro il parere dei sardi. La dichiarazione d’intenti della “Rete del Nuovo Municipio si prefigura, in questo contesto, quale mezzo di riscatto per la Sardegna e può quindi raccogliere il meglio del patrimonio di lotte di tutti i democratici, degli ambientalisti, dei comunisti e dei sardisti, del movimento antimilitarista, della sinistra diffusa , della galassia del volontariato e dell’associazionismo.Nei comuni più piccoli lo strumento di partecipazione può essere l’assemblea o il comitato di quartiere, nei centri urbani di media grandezza la democrazia partecipativa può passare per la valorizzazione dei Consigli circoscrizionali. Se l’obiettivo è la trasformazione degli enti locali da enti di amministrazione burocratica in laboratori di autogoverno, allora le assemblee rappresentative di base possono diventare i luoghi in cui le associazioni, i movimenti, i commercianti, i cittadini, gli immigrati, gli anziani, i ragazzi e tutti i soggetti sottorappresentati si riuniscono, sollevano proposte, esprimono pareri e propongono soluzioni.La messa in moto di questo processo potrà favorire la comunicazione e l’interazione tra le forze vive della società, con la conseguente responsabilizzazione gli eletti nelle istituzioni rappresentative, e la rivitalizzazione delle forme tradizionali di partecipazione politica, in primo luogo dei partiti presenti sul territorio.I passi fondativi per la costituzione della Rete per il Nuovo municipio in Sardegna saranno compiuti al più presto: entro l’anno saranno organizzate iniziative di adesione al progetto, convegni con la partecipazione di alcuni dei relatori della “Carta del Nuovo Municipio” (sottoscritta a Porto Alegre al termine dei lavori del World social forum del 2002), di amministratori, di associazioni, di imprese e di movimenti e di tutti coloro che vogliono poter dire: “Decido anche io”.


Fonte: http://nuovomunicipio.net/documenti/bestpractices/quartuSE.html

Giuseppe STOCCHINO – Consigliere comunale di Quartu S.E. del Partito della Rifondazione ComunistaTullio CIPRIANO – Segretario di Quartu S.E. dell’Italia Dei ValoriSergio FALCONIERI – Militante ed ex consigliere comunale del PSd’Az di Quartu S.E.Giorgio FARCI - Segretario di Quartu S.E. del Partito della Rifondazione ComunistaMarco SECCI – Segretario della Sezione “COIS” dei Democratici di Sinistra di Quartu S.E.Fabrizio ORTU – Militante del Partito della Rifondazione Comunista di Quartu S.E. ed estensore del documentoFabrizio DEDONI – Militante dell’Italia dei Valori di Quartu S.E.Rina SALIS – Responsabile per la provincia di Cagliari dell’Italia dei Valori

venerdì 9 novembre 2018

Dualismo di poteri

La preparazione storica di una insurrezione, in periodo prerivoluzionario, porta a una situazione in cui la classe destinata a realizzare un nuovo sistema sociale, concentra effettivamente nelle proprie mani una parte importante di potere statale, mentre l'apparato ufficiale resta ancora nelle mani degli antichi detentori. Questo è il punto di partenza del dualismo di poteri in ogni rivoluzione.

 Lev Trotskij - Storia della Rivoluzione Russa 

martedì 16 ottobre 2018

Lo scheletro del vecchio regime sembrava guardare dalle occhiaie vuote

"Senza la borghesia non potremo prendere in mano l'apparato statale", era il ragionamento del piccolo borghese socialista, che lanciava uno sguardo inquieto verso gli edifici dello Stato, dove lo scheletro del vecchio regime sembrava guardare dalle occhiaie vuote. La soluzione escogitata fu di appiccicare una specie di testa liberale all'apparato decapitato della rivoluzione. Nuovi ministri si installavano nei ministeri dello Zar e divenuti padroni delle macchine da scrivere, dei telefoni, dei fattorini, delle stenodattilografe e dei funzionari, si persuavedano ogni giorno di più che la macchina girava a vuoto.
L.T.

martedì 2 ottobre 2018

Reddito di cittadinanza o lavoro di cittadinanza? Un appunto imperfetto e parziale



Io condivido l'idea secondo la quale nessuno debba essere escluso, che ogni cittadino abbia il diritto di partecipare alla costruzione della ricchezza collettiva e di godere di parte dei frutti prodotti.
Il reddito minimo di cittadinanza, un reddito di inserimento che lascia il compito di curare la disoccupazione allo stesso capitalismo che ha prodotto la malattia, non può funzionare. Produce ingiustizie e asimmetrie e sarà probabilmete un tampone su base "razziale" e di breve durata.
Lo stesso capitalismo non ha fra i massimi obiettivi la messa in sicurezza del territorio, le bonifiche, la manutenzione delle opere pubbliche, la manutenzione e il rilancio dell'edilizia pubblica, la cura dei servizi sanitari e dell'istruzione nei piccoli centri...l'elenco sarebbe lungo.
Occorrerebbe quindi costruire, per cominciare, un nuovo settore pubblico dell'economia per fare fronte all'emergenza e indicare una transizione socialista.
A ogni disoccupato dovrebbe essere garantita la possibilità di accedere a un lavoro di cittadinanza, sulla base di una pianificazione centrata sulla costruzione di beni e servizi pubblici:
- prevenzione dei disastri con la messa in sicurezza del territorio, delle abitazioni, delle opere pubbliche
- assunzioni in deroga e a tempo determinato per garantire istruzione e sanità nei piccoli centri
-demolizione di parte del patrimonio di edilizia pubblica e costruzione di una nuova edilizia pubblica eco-compatibile
-potenziamento della ricerca pubblica

La spesa sarebbe enorme (andrebbe finanziata col taglio di tante voci inutili e comunque metterebbe in crisi l'attuale sistema incentrato sull'estrazione del plusvalore), ma consentirebbe di prevenire morti e disastri e di delineare un futuro costruito in base ai reali bisogni dell'umanità (che non sono quelli del capitalismo, dei colonialismi, degli imperialismi e dei padroni).

venerdì 14 settembre 2018

MESSAGGIO DI SIS-MA AGLI INDIPENDENTISTI SCOZZESI IN VISTA DEL REFERENDUM DEL 18 SETTEMBRE 2014


 Sisma (Sardinian Indipendentist Left – Anticapitalist Movement) supports the battle of the Scottish people in the referendum of September 18th:
a battle representing the values of the internationalism, social solidarity and resistance to oppression.
We support your struggle for the birth of an independent Scottish republic and for the development of a socialist and multicultural society.
In the view of our revolutionary socialist movement, a victory in the referendum would bolster the struggle for the liberation of all colonized
and stateless peoples from Palestine to the Basque Country, from Corsica to Sardinia.
Free Scotland!
14th September 2014
Sardinian Indipendentist Left – Anticapitalist Movement



Sisma (Sinistra Indipendentista Sarda Movimento Anticapitalista) è accanto alla battaglia del popolo scozzese in vista del referendum del prossimo 18 settembre.
Una battaglia all’insegna dei valori dell'internazionalismo, della solidarietà sociale e nello spirito di resistenza all’oppressione.
Siamo con voi nella battaglia per la nascita di una repubblica scozzese indipendente, nella prospettiva di sviluppo di una società socialista e multiculturale.
Per il nostro movimento, socialista e rivoluzionario, una vittoria nel referendum del 18 settembre sarebbe inoltre una spinta alla lotta per liberazione di tutti
i popoli colonizzati e senza stato: dalla Palestina ai Paesi Baschi, dalla Corsica alla Sardegna.
Scozia libera!
14 settembre 2014 - Sinistra Indipendenista Sarda – Movimento Anticapitalista