mercoledì 9 febbraio 2011

Il guru del mixer. Dall'hard rock alla Nwobhm: Martin Birch


1981
Fare degli Iron Maiden i nuovi Deep Purple: è questo l’obiettivo della Emi quando nel 1979 fa firmare a Harris e soci un contratto discografico per la realizzazione di ben tre album.
A rafforzare l’analogia tra le due band – pur nelle comunque notevoli differenze stilistiche – contribuisce l’arrivo di Martin Birch, lo storico produttore per l’appunto dei Deep Purple e di altri gruppi storici come Rainbow, Fleetwood Mac, Wisbone Ash, Whitesnake e Deep Purple.
Ed è proprio il man in black Ritchie Blackmore a fare ascoltare a Birch l’album di debutto dei Maiden e a suggerirgli di produrli (fonte: biografia della band sulla versione enhanced di Killers).
Birch porta quindi nell’heavy metal l’ esperienza di un uomo che ha fatto la storia dell’hard rock e ne ha seguito lo sviluppo in album come Rising dei Rainbow e Mob rules dei Sabbath.
Come detto rinforza la squadra, ed in modo decisivo, anche l’arrivo del chitarrista Adrian Smith, amico di lunga data di Dave Murray.
In pochi mesi la band compone e registra quindi il secondo album Killers, che parte della critica specializzata considera come il migliore album di sempre degli inglesi.
La pensa in questo modo Luca Signorelli, fra i decani del giornalismo metal italiano, che nel suo “L’estetica del metallaro, là fuori ci sono solo morti” inserisce il secondo lavoro dei Maiden tra i 25 pezzi della discografia minima del metal.
Allo stesso modo Metallus assegna a Killers – unico tra gli album dei Maiden – il massimo dei voti. “E’ il vero capolavoro della band - si può leggere nella recensione - con un Di Anno strepitoso, composizioni tutte di grandissima qualità e musicisti ispirati come non mai”.
In Killers trovano spazio nuove composizioni e vecchi pezzi esclusi dal primo album, come Wrathchild e Innocent exile.
La produzione eccezionale di Birch tira al lucido il sound maideniano.
Killers rappresenta senza un dubbio un capitolo unico nella lunga discografia degli inglesi: duro e metallico, intricato, tecnico ma diretto. Il drumming di Clive Burr non lascia respiro e riempie ogni spazio.
Dal punto di vista tecnico-esecutivo il secondo capitolo della saga maideniana include piccoli gioelli strumentali come The ides of march e Genghis Khan. In cui si può apprezzare pienamente il salto di qualità prodotto dall’ingresso di Smith.
La title track è forse il pezzo più duro e feroce mai realizzato dai Maiden. Il testo, scritto da Paul Di Anno, fu cambiato più volte in corso d’opera prima di giungere alla versione definitiva presente nell’album.
Se Killers, nella patria inglese, non ripete il successo dell’album di debutto – si ferma al dodicesimo posto della classifica britannica - è proprio col secondo lavoro che i Maiden cominciano ad acquisire una fama mondiale.
Grande successo specialmente in estremo oriente. Del trionfo nelle date giapponesi del tour rimarrà traccia nel maxi single Maiden Japan.
Rimane ottima testimonianza delle date italiane del tour anche nel bootleg Live in Reggio Emila, registrato il 31 marzo del 1981.
A conclusione del tour mondiale arriva però la doccia fredda. Una vita condotta secondo il puro r’n’r – fumare molto e bere di più – impedisce a Di Anno di stare al passo di una band sempre più grande e a cui è richiesta una sempre maggiore professionalità. Alcuni concerti vengono annullati proprio a causa delle cattive condizioni del cantante.
Di Anno non regge lo stress della vita on the road e nel settembre 1981 lascia – o viene indotto a lasciare - i Maiden.
Lascia Paul Di Anno e arriva Paul Bruce Dickinson, già alla voce con i Samson, con i quali tra il 1979 e il 1981 ha inciso tre album in studio: Survivors, Head on e Shock tactics e il Live at Reading. E proprio in occasione dello storico festival inglese – così narra la leggenda – Rod Smallwood propone a Bruce di entrare nella band.
La nuova line up viene rodata con una serie di concerti in Italia dal 26 al 30 ottobre: Bologna – il primo concerto in assoluto di Bruce con gli Iron Maiden -, Firenze, Roma, Udine e Milano.
Dal libro, in cerca di editore, "Iron Maiden. Neanche un anno sprecato".
Per info scivere a: godai73fab@yahoo.it

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