domenica 10 maggio 2026

Partito Comunista di Sardegna - Storia di un sogno interrotto di Paolo Pisu

 È stato scritto innumerevoli volte: la storia non si fa con i se. Ma riaprire alcune pagine poco note del passato, consente comunque di immaginare sviluppi alternativi delle vicende storiche ed elaborare nuove scelte per il futuro. In questo libro, Paolo Pisu racconta le vicende del Partito Comunista di Sardegna, una realtà politica poco conosciuta anche nella stessa Isola. Un soggetto politico che, se non fosse stato sciolto nel luglio del 1944, a causa sostanzialmente degli interventi “a gamba tesa” del Pci e della fragilità del gruppo dirigente, avrebbe potuto contribuire a tracciare una storia diversa per il movimento dei lavoratori della Sardegna per l’emancipazione della nazione sarda.



Il Partito Comunista di Sardegna, fondato nel dicembre del 1943, elaborò indirizzi programmatici del tutto avversi al centralismo che caratterizzava il partito italiano nella fase precedente la svolta di Salerno. Lo statuto del Pcs immaginava la Sardegna fare parte costituente, come repubblica autonoma e sovrana, di una repubblica socialista federativa più ampia e non definita nei particolari. Il Partito Comunista di Sardegna, schierato a fondo nella lotta per liberazione dal nazifascismo, non sarebbe stato in alcun modo subordinato alle decisioni prese dal Pci. Si trattava di un movimento politico radicato nel Nord della Sardegna, con una presenza politicamente significativa nella città di Sassari e una sezione come quella di Bonorva che contava oltre 100 tesserati. Pisu indica in Antonio Cassitta, già fondatore del Pcd’I con Gramsci e Bordiga, la figura più prestigiosa del Pcs. Iscritto al Partito fu anche Nanni Dore, poi rappresentante della IV Internazionale in Sardegna.  La ricostruzione puntuale di Pisu è accompagnata da una serie di interviste ai protagonisti e da documenti storici, come il programma e lo statuto del Pcs.


Recensione tratta dal sito Rosa Rossa

martedì 24 marzo 2026

C'È CHI HA DETTO NO

Questa battaglia per il NO è stata per me davvero sentita e commovente. Tante persone con idee molto diverse, spesso contrastanti, hanno capito che la riforma Nordio del csm (il sorteggio dei componenti togati) aveva l'obiettivo di porre il potere giudiziario sotto l'esecutivo. Con i decreti sicurezza, il progetto di una nuova legge elettorale e l'ambizione del premiato si andava tratteggiando uno stato autoritario sul modello ungherese di "fascismo democratico".Questo progetto è stato affondato. La Sardegna ha detto NO. La Sicilia, la Campania e la Calabria hanno ribaltato il tavolo del governo Meloni. I giovani hanno detto NO.

Per una sera possiamo gioire...e si fotta Licio Gelli.



lunedì 16 marzo 2026

C'È CHI DICE NO. Referendum 22-23 marzo 2026

 La riforma del csm voluta da Meloni, con la sua tripartizione e l'elezione a sorteggio dei membri togati, è un evidente tentativo di porre il potere giudiziario sotto il controllo di quello esecutivo.

Questa riforma combinata con i decreti "sicurezza", con la riforma elettorale in cantiere, con il potere di fare leggi già sostanzialmente in mano all'esecutivo tratteggia il passaggio da una democrazia borghese (per quanto criticabile possa essere per un rivoluzionario e un indipendentista) a uno stato autoritario doc. Non è un caso che questa trasformazione sia portata avanti da un partito che ha le radici nel neofascismo.
Non ho alcuna intenzione di esaltare acriticamente la magistratura, anzi, ma sono consapevole che questa riforma ha l'obiettivo di rendere molto più difficili le numerose sentenze in difesa dei principi costituzionali che oggi danno così fastidio a M.

Se vincesse il sì la vita per gli immigrati, per gli sfruttati e per chi non piega la testa sarebbe ancora più difficile. Per questo voterò NO con grande convinzione e invito a fare altrettanto.

sabato 28 febbraio 2026

Capitalismo: "Un livello di centralizzazione oltre le più distopiche aspettative"

 "... al giorno d'oggi, oltre l'80 per cento del capitale azionario quotato nelle borse mondiali è controllato da meno dell'1% degli azionisti mondiali. Un dato spaventoso, un livello di centralizzazione oltre le più distopiche aspettative".

Dal libro:

Libercomunismo, 2026, Emiliano Brancaccio, Feltrinelli