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martedì 24 marzo 2026

C'È CHI HA DETTO NO

Questa battaglia per il NO è stata per me davvero sentita e commovente. Tante persone con idee molto diverse, spesso contrastanti, hanno capito che la riforma Nordio del csm (il sorteggio dei componenti togati) aveva l'obiettivo di porre il potere giudiziario sotto l'esecutivo. Con i decreti sicurezza, il progetto di una nuova legge elettorale e l'ambizione del premiato si andava tratteggiando uno stato autoritario sul modello ungherese di "fascismo democratico".Questo progetto è stato affondato. La Sardegna ha detto NO. La Sicilia, la Campania e la Calabria hanno ribaltato il tavolo del governo Meloni. I giovani hanno detto NO.

Per una sera possiamo gioire...e si fotta Licio Gelli.



lunedì 16 marzo 2026

C'È CHI DICE NO. Referendum 22-23 marzo 2026

 La riforma del csm voluta da Meloni, con la sua tripartizione e l'elezione a sorteggio dei membri togati, è un evidente tentativo di porre il potere giudiziario sotto il controllo di quello esecutivo.

Questa riforma combinata con i decreti "sicurezza", con la riforma elettorale in cantiere, con il potere di fare leggi già sostanzialmente in mano all'esecutivo tratteggia il passaggio da una democrazia borghese (per quanto criticabile possa essere per un rivoluzionario e un indipendentista) a uno stato autoritario doc. Non è un caso che questa trasformazione sia portata avanti da un partito che ha le radici nel neofascismo.
Non ho alcuna intenzione di esaltare acriticamente la magistratura, anzi, ma sono consapevole che questa riforma ha l'obiettivo di rendere molto più difficili le numerose sentenze in difesa dei principi costituzionali che oggi danno così fastidio a M.

Se vincesse il sì la vita per gli immigrati, per gli sfruttati e per chi non piega la testa sarebbe ancora più difficile. Per questo voterò NO con grande convinzione e invito a fare altrettanto.

sabato 24 maggio 2025

REFERENDUM:CHE COSA AVREBBE FATTO VINCENZO PILLAI? PER CONIUGARE LIBERAZIONE NAZIONALE E LIBERAZIONE SOCIALE


 Penso spesso a quando Vincenzo Pillai parlava della necessità di coniugare la liberazione sociale alla liberazione nazionale. La lotta di classe all'autodeterminazione del popolo sardo.

Ciò che mi impedisce di riconoscermi nell'attuale sinistra indipendentista sarda è proprio la mancanza di una visione di classe:avevamo provato a fare qualcosa in questo senso con sisma, ma quell'esperimento è fallito subito e non ho mai capito il perché.

La classe lavoratrice sarda (che comprende lavoratori sardi e lavoratori immigrati) è sottoposta alle leggi dello stato italiano (fare finta che non sia così serve a poco) e avrebbe molto da guadagnare da una vittoria referendaria a giugno. Eppure vedo un totale silenzio e un sostanziale disimpegno in materia nell'area dell'indipendentismo di sinistra sardo. La mancanza di una visione di classe emerge anche dal sostegno dato da parte della sinistra indipendentista a esperimenti pasticciati cone la coalizione capeggiata da Soru con dentro Calenda e un sostegno informale targato Renzi. Allo stesso tempo, la sinistra italiana tutta (anche quella anticapitalista) fa una grande fatica ad analizzare in modo serio la questione coloniale sarda: per questo mostra in sostanza una totale incapacità di comprendere una lotta cone quella contro la speculazione energetica. Anche io ho le mie belle contraddizioni:sono un indipendentista sardo iscritto a una organizzazione italiana: sinistra anticapitalista. 

In conclusione a questo raffazzonato intervento invito tutta la sinistra indipendentista e di classe sarda a votare cinque sì come avrebbe fatto, ne sono quasi sicuro,  il compagno Vincenzo Pillai.

martedì 20 settembre 2016

Per un No anticolonialista

 
 
Sono tante le buone ragioni per dire No alla riforma della Costituzione voluta da Renzi. Con questo documento non vogliamo quindi ripetere ancora una volta le motivazioni espresse con grande efficacia dal Comitato italiano per il No e da numerose pubblicazioni diffuse in questi ultimi mesi * Il Comitato di Quartu Sant'Elena per il No intende invece spiegare con queste poche righe perché ogni anticolonialista sardo, ogni indipendentista, dovrebbe votare No alla riforma costituzionale Renzi. Sia chiaro, il nostro Comitato non fa l'apologia di una Costituzione che dichiarando la Repubblica “una e indivisibile” (articolo 5) non riconosce nemmeno il principio di autodeterminazione dei popoli proclamato dalla Carta delle Nazioni Unite (articoli 2 e 55): ritiene però doveroso e indispensabile schierarsi in una battaglia contro l'ulteriore rafforzamento della struttura coloniale dello stato italiano. La riforma Renzi-Boschi ridisegna infatti l'architettura dello stato in maniera neocentralista e ne rafforza la struttura coloniale. Ogni corrente dell'indipententismo e dell'anticolonialismo che scegliesse di non schierarsi contro una riforma che potrebbe mutare in maniera significativa i rapporti di forza fra la Sardegna e lo Stato italiano (“perché la Costituzione italiana non ci riguarda!”) dimostrerebbe una capacità di visione politica piuttosto ristretta.
Dal “parafederalismo” al neocentralismo - Nel suo scritto “Un progetto contro la democrazia” il docente di Diritto Costituzionale Alessandra Algostino spiega che “il trait d'union delle varie norme che riguardano il titolo V è rintracciabile nel ritorno dello Stato: è abbandonato il tanto decantato progetto federalista, si inverte la rotta e si accentra”. In particolare, dall'articolo 117 vengono cancellate le materie a legislazione concorrente tra Stato e Regioni.** Viene quindi ampliata la lista delle materie la cui legislazione esclusiva spetta allo Stato: fra queste troviamo l'ordinamento delle professioni e della comunicazione; la protezione civile; la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia (qualcuno ha detto Galsi?); le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione; i porti e gli aeroporti civili di interesse nazionale e internazionale; i mercati assicurativi; le disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e il turismo.
La clausola di “supremazia” - Lo stesso articolo 117 recepisce la cosiddetta "clausola di supremazia". Quella che da più parti è stata definita “clausola vampiro” prevede che, su proposta del Governo, anche per le materie non di competenza, possa intervenire la legge statale “quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale”. Secondo alcuni costituzionalisti, anche molto autorevoli, le Regioni a Statuto speciale sarebbero escluse dall'applicazione della Riforma Renzi-Boschi sino alla scrittura di nuovi Statuti (sarebbe comunque una magra consolazione, vista per esempio l'alta considerazione dello Stato italiano per lo Statuto sardo in materia di entrate). Ma non tutti gli studiosi la pensano così. Per esempio per Roberto Toniatti***, attuale preside Giurisprudenza a Trento, la clausola sospensiva (art.39 comma 12) che blocca per ora e fino alla revisione dei rispettivi Statuti l’applicazione alle Speciali della legge Costituzionale Boschi-Renzi, non è in realtà una clausola di salvaguardia in quanto può essere superata dalla clausola di supremazia dello stato italiano, contenuta nell’art. 117 comma 4. In sostanza, in mancanza di una intesa forte tra Stato e Regione il primo potrà invocare la clausola di supremazia statale e togliere l’autonomia alle Speciali, scenario questo che è già da tempo in preparazione all’interno dell’attuale maggioranza di governo nazionale”. La riforma Renzi-Boschi stringe la morsa coloniale. Gli anticolonialisti sardi votano No.
*Ad esempio il libretto “Io dico No” - edizioni gruppo Abele
**Fonte Wikipedia
***Fonte: La voce del Trentino

Il Comitato per il No di Quartu Sant'Elena 20.09.16