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domenica 21 giugno 2026

Iron Maiden - breve commento dopo il concerto di San Siro


Oggi,  18 giugno 2026, mi sono chiesto: perché seguo gli Iron Maiden dal 1986 senza interruzioni? Perché, in un mondo di impegni mancati e di disillusioni, sono una promessa mantenuta.  Direte...ma è solo musica. Beh, non so per voi, ma per me la musica è importante. E il concerto di ieri è stata l'ennesima promessa mantenuta. 
Up (all) The Irons!



giovedì 25 dicembre 2025

50 anni di Iron Maiden

 "Like a fire in the sky

I can feel strength return

Heading for afterlife, meet me there" (Steve Harris, 2021)


Nel giorno di Natale del 2025 gli Iron Maiden compiono 50 anni esatti ai sensi dell'anagrafe heavy metal.  Un percorso mai interrotto e fatto di canzoni, dischi e concerti a non finire dall'East End di Londra al Sud America.

(Purtroppo la band non si è mai esibita in Sardegna, anche se la leggenda dice che Harris passò qualche giorno a Cagliari in occasione dei mondiali di calcio del 1990 e nonostante che una quindicina di anni fa il capoluogo sardo vantasse una sorta di primato per la ricerca di "Iron Maiden" su google e simili). 

I DISCHI

17 album in studio: capolavori senza tempo come Piece Of Mind o Seventh Son e altri che hanno diviso il pubblico e la critica. (Personalmente se ne dovessi scegliere solo due opterei per l'heavy da strada di  Iron Maiden e il futurismo metallico di Somewhere in Time). 



LE CANZONI

Circa 170 tracce proprie (perdonatemi se non ho la pazienza di fare il contro esatto) fra le quali decine e decine di capolavori. Qui ne elenco solo 17 "a campione", uno per album:

Phantom Of The Opera, Killers, The Prisoner, The Tropper, Rime Of The Ancient Mariner, Wasted Years, Infinite Dreams, No Prayer For The Dying, Afraid To Shoot Strangers, The Sign Of The Cross, The Clansman, Blood Brothers, Dance Of The Death, The Legacy, When The Wild Wind Blows, The Book Of Souls, The Parchment.

I MUSICISTI

I nostri eroi non sono virtuosi dello strumento, ma si può dire senza dubbio che Steve Harris, Dave Murray, Adrian Smith, Nicko McBrain e Clive Burr hanno influenzato generazioni di musicisti col loro stile personale e riconoscibile. E altrettanto vale per la voce di Bruce Dickinson, di scuola Gillan. Così come è stato brillante, ma più originale e quindi difficilmente replicabile, il contributo di Paul Di Anno. 

LO STILE COMPOSITIVO

In questo mezzo secolo,  Harris è stato il principale compositore dei Maiden, l'architetto dell'universo musicale della Vergine di Ferro. Ma il contributo di Di' Anno (nei primi anni della band), di Dickinson e Smith (e dal 1992 di Gers) è stato molto importante nel tracciare il percorso stilistico della band e nel definirne di volta in volta l'identità. 

Brani come la stradaiola Running Free (Harris Di Anno), l'intellettuale Revelations (Dickinson), l'introspettiva Wasted Years (Smith) e la mistica Dance Of Death (Harris Gers) sono infatti piccole fotografie dello sviluppo della band in un dato momento storico-compositivo. 

LA PERGAMENA

Per celebrare questi 50 anni ho scelto "The Parchment", una canzone che avvolge e ipnotizza, firmata da Harris, uno dei veri capolavori tratto dall'ultimo "Senjutsu". Ascoltatela e/o riascoltatela.


UP THE IRONS

martedì 17 giugno 2025

Run For Your Lives Tour: il mio punto di vista



1)La scaletta mi è piaciuta. Chiaramente è rivolta anche alle persone che hanno 15/20 anni e non solo a noi 50enni che seguiamo i Maiden dal 198*. Gli Iron Maiden hanno riportato on stage brani come Murders (non eseguita dal 2005 e inserita in ben pochi tour), Killers (non eseguita dal 1999: 26 anni vi sembran pochi?), Rime (non eseguita dal 2009), Seventh Son of a Seventh Son e Phantom (non suonate dal 2014). Certamente mi sarebbe piaciuto ascoltare The Prophecy o Sea Of Madness, ma ciò non toglie che la scaletta sia ottima e contenga alcuni dei capolavori assoluti della band. Stiamo parlando di Seventh, Rime, Phantom e Hallowed in un solo concerto. La summa della sapienza compositiva di Steve Harris. Una scaletta che, per una volta, va oltre le due ore di concerto standard a cui la band ci ha abituato e lo confesso: se avessero suonato Bring Your Daughter non avrei alzato i pugni dalla gioia. Una scaletta, dicevamo, piuttosto sfidante per il nuovo arrivato: Simon Dawson.
La scaletta:
Doctor Doctor
(UFO song)

Intro The Ides of March

Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
The Clairvoyant
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Rime of the Ancient Mariner
Run to the Hills
Seventh Son of a Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron Maiden

Encore:
Churchill's Speech
Aces High
Fear of the Dark
Wasted Years
Always Look on the Bright Side of Life
(Monty Python song)
2) Penso che la scelta della band (e soprattutto di Steve) sia stata azzeccata. Dawson è un batterista vecchia scuola. Una scuola che ha come esponenti maestri come Cozy Powell e Vinnie Appice. Ha suonato i brani dei Maiden in modo potente, dinamico, maturo. E i brani fluiscono in modo naturale e quadrato. Nella prima data ha sbagliato l'attacco di Murders (nella seconda eseguito in maniera semplificata e poi non so)? Chi non ha mai fatto una stecca scagli la prima bacchetta. E poi voglio ricordare che Nicko aveva cambiato anche in maniera radicale alcune parti di Burr. Per esempio un mio carissimo amico ha sempre odiato l'interpretazione di Runnung Free di McBrain in sede live. A me piace molto, ma è diversissima da quella di Clive. Insomma. Spero che Dawson sia accolto come membro effettivo della band e abbia la possibili di suonare in studio (anche se mi auguro che a Nicko sia lasciata la possibilità di interpretare uno o due brani). I Maiden non hanno bisogno di cloni di Nicko (per quanto bravi siano). UP THE IRONS

P.S. dopo il concerto di Padova di domenica 13 luglio
Ho letto che ieri i Maiden hanno fatto un gran concerto. E non me ne stupisco per nulla.

Ho visto che le critiche a Dawson sono ormai ridotte ai minimi termini...E non me ne stupisco per nulla, dato che è un batterista vecchia scuola. Quadrato e solido.

Anche le critiche alla scaletta sembrano scomparse. E non me ne stupisco per nulla. Quando mai sarà nuovamente possibile ascoltare insieme Rime, Seventh, Phantom e Killers?

Molte sono state le lamentele per l'organizzazione (lato promoter italiani) che ha come al solito lasciato un po' a desiderare. Non me ne stupisco per nulla ed è uno dei motivi per cui (salvo la magica Trieste) ormai preferisco possibilmente non vederli in territorio italico. Ci trattano come bestie.


giovedì 19 dicembre 2024

"We can hear, far away are the sound of distant drums". Gli Iron Maiden dopo l'ultimo concerto di Nicko McBrain



Il brano Senjutsu, qui in una data del tour 2022,  è un ottimo esempio della potenza e della duttilità che Nicko ha conservato fino ai giorni nostri.
Il suo ingresso nei Maiden 42 anni fa, alla fine del 1982, fu decisivo. Con lui il suono della band entrò nella maturità e si fece più rotondo e levigato.
Provate ad ascoltare uno degli innumerevoli tribute alla band, vi accorgerete che spesso le parti di batteria (magari firmate da titolati colleghi) suonano rigide  e meccaniche, piatte, come se fossero eseguite da robottini.
 Il gioioso swing di Nicko è difficile da emulare. Non è una questione di pura tecnica: è la capacità di avere la potenza e l'elasticità di una piovra che gioca. 
 Facciamocene una ragione, quindi: noteremo la differenza.


lunedì 11 marzo 2024

Bruce Dickinson - Mandrake Project - Una piacevole delusione

Il nuovo album di Bruce Dickinson, "Mandrake Project", è una piacevole delusione.

È una delusione perché una campagna di marketing molto ben architettata aveva creato aspettative per un "Chemical Wedding II", mentre in "Mandrake" solo due canzoni, "Afterglow of Ragnarok" e "Eternity Has Failed", vanno davvero in questa direzione.

In realtà si tratta di un disco composto da una serie di brani piuttosto eterogenea, composti in un arco temporale di oltre 20 anni, e somiglia più a una raccolta di b side di lusso che a un lp organico.


Non mi soddisfano le parti di batteria di Moreno, che trovo spesso piatte e prevedibili (provate a pensare a come un Cozy Powell o un Vinnie Appice avrebbero valorizzato certi passaggi).

Non mi entusiasma nemmeno il modo in cui Roy Z suona il basso, ugualmente piatto.

Bruce è grandioso e i brani sono buoni: per questo la delusione è piuttosto piacevole. Spesso però (a parte "Eternity" e poco altro) le tracce lasciano un senso di incompiuto o poco rifinito. E in fondo "Chemical Wedding II" esiste già e si chiama "Tiranny of Souls" (2005). Un album da riscoprire

sabato 29 gennaio 2022

Ascolti e letture con targa 2021

 Iron Maiden - Senjutsu/Tattica e strategia di Steve Harris

Helloween - Helloween/Cadere dal cielo non basta

Blaze Bayley - War Within Me/Con Tesla, Touring ed Hawking

Smith Kotzen - Smith Kotzen/Taking Their Chances

Liquid Tension Experiment  - 3/ Mille bolle blu

Dream Theater - A View From The Top Of The World/Troppo elevati

Cavalieri del Re - Box del 40° anniversario/Da Ransie all'Uomo Tigre


Massimo Carlotto - E verrà un altro inverno/Le contraddizioni in senso al popolo

Ronnie James Dio - Dio, Rainbow In The Dark, autobiografia/More Than One Night In The City

Vittorio Nocenzi con Franceso Villari - Nati liberi, la storia del Banco Del Mutuo Soccorso/Un viaggio nel cuore della musica




domenica 9 agosto 2020

Addio Martin Birch! L'uomo che diede il suono all'Hard Rock

Ci ha lasciato un uomo che contribuì in maniera determinante a forgiare il suono dell'hard rock e dell'heavy metal.


Il genio dietro il Rolling Stones Mobile con i Deep Purple di Made in Japan nel 1972 e con gli Iron Maiden di Live After Death nel 1985.


Colui in una interminabile sessione di registrazione spinse Bruce Dickinson a superare se stesso durante la registrazione del brano The Number Of The Beast e qualche anno dopo, da karateka contro schermidore, lo sfidò a duello!


Quanti album storici! Deep Purple, Wishbone Ash, Rainbow, Black Sabbath, Whitesnake, Iron Maiden, ma anche, per esempio, Toad e Fleetwood Mac.


Lo stakanovista del mixer si ritirò dall'attività a soli 44 anni, dopo le registrazioni di Fear Of The Dark. Aveva già scritto la Storia del Rock.


Addio

venerdì 4 settembre 2015

Book of Souls - un Track by Track alcolico-culinario



Disco I
If Eternity Should Fail - Sushi con molto Wasabi/Sake freddo
Speed of Light- Polpette fritte/0,30 chiara alla spina
The Great Unknown - Insalata di polpo/Vino bianco
The Red and the Black - Anatra all'arancia (un'anatra intera)/2 pinte di Guinness
When the River Runs Deep - Trippa con fagioli/Whiskey in the Jar
The Book of Souls - Cuore arrosto (possibilmente umano) al sangue/Vino rosso a fiumi

Disco II
Death or Glory – Alette di pollo arrosto, piccanti, con contorno di patate al forno/Birra rossa Spaten
Shadows of the Valley – Frittatina veloce con asparagi e cipolle/Peroni o Ichnusa
Tears of a Clown – Cioccolato fondente e amaro/ Mirto
Man of Sorrows – Acquavite e caffè
Empire of Clouds – Torta alla panna con crema di mirtillo/Grappa di rose e sigaro

domenica 3 maggio 2015

Iron Maiden. Una questione di vita o di morte


A trenta anni dalla fondazione del gruppo i Maiden, forti di una squadra di nuovo imbattibile, vivono una seconda giovinezza, una nuova età dell’oro.

Forse per questo, il primo marzo del 2006 la band si ritrova nuovamente nei Sarm Studios, a Londra, per registrare il successore di Dance of Death. Dietro il mixer, per la terza volta, Kevin Shirley.

Queste le sue impressioni a caldo, tratte dal sito Caveman’s diary, dopo appena una settimana di lavoro in sala d’incisione:”Sta andando alla grande – scrive il sudafricano - non ho mai preso parte ad una sessione di registrazione più divertente, per quanto riguarda i Maiden, un sacco di risate! Abbiamo registrato otto canzoni in una settimana e sono davvero bellissime. Heavy e più orientate sul progressive che negli anni recenti, ma allo stesso tempo con più groove rispetto a ciò che sento da molto tempo!”.

I lavori per il quattordicesimo album in studio dei Maiden procedono quindi in un clima rilassato e allo stesso tempo molto produttivo.

“Tra le registrazioni e il mixaggio – spiega Dave Murray ad Enzo Mazzeo di Metal Hammer Italia (settembre 2006) - abbiamo impiegato circa otto settimane, la metà di quelle inizialmente previste e prenotate…Un processo semplice e veloce, cosa che ha notevolmente giovato alla buona resa dei brani”.

A Matter of life and death viene pubblicato dalla Emi a fine agosto 2006 e ottiene una buona accoglienza da parte del pubblico e della critica specializzata.

“Non si tratta – scrive Fulvio Trinca nella recensione su Flash magazine - di una release immediata come Brave new world e Dance of death amplifica e sviluppa il filone drammatico e teatrale di Paschendale. (…). Un album che, molto più dei suoi predecessori, rinnova la proposta dei Maiden, pur non dimenticando tutte quelle che sono le peculiarità di una storia lunga 30 anni”.

L’analisi di Trinca è pienamente azzeccata. Nel loro quattordicesimo album in studio i Maiden sviluppano un approccio compositivo duro, progressivo e articolato, ma come sempre melodico. I testi si concentrano in primo luogo sulla tragedia delle guerre che hanno attraversato il “Secolo breve” e questo inizio di millennio.

E’ decisivo l’apporto di Adrian Smith, già autore con Harris la già citata e splendida Paschendale.

“All’inizio della nostra carriera – dice Smith a Mazzeo - tendevo a comporre materiale molto più semplice e diretto, probabilmente perché ero influenzato da band come i Thin Lizzy, che facevano della semplicità la loro arma migliore.

Steve, invece, ammirava gruppi come Yes e Genesis e ciò traspariva anche dal suo modo di comporre. Ebbene, col passare degli anni anch’io ho assorbito certe influenze e oggi posso dire di essere un compositore più maturo. Certe sonorità hanno ampliato moltissimo il mio spettro sonoro e credo che la musica dei Maiden ne abbia giovato”.

Chiaramente quando per i Maiden parliamo di influenze progressive il riferimento è alla struttura dei pezzi, ricchi di accelerazioni e rallentamenti e di cambi di atmosfera, più che alle sonorità tipiche dei grandi gruppi degli anni Settanta.

Ed in effetti, in A matter of life and death, ben sei pezzi su dieci vanno oltre i 7 minuti di durata e solo uno, il secondo singolo Different world, va al di sotto dei 5.

Questo brano, che apre l’album, è l’unico ad avere una struttura semplice e diretta. Una rivisitazione in chiave maiden della lezione di Phil Lynott e soci.

Almeno tre le minisuite: la durissima e ruvida Brighter than a thousand suns, sul tema del possibile olacausto nucleare, la harrisiana For the greater good of God – epicissima e sulla falsariga di The sign of cross – e The Legacy :l’alleanza.

Quest’ultimo pezzo - che inizialmente avrebbe dovuto dare il titolo al disco - parte da una introduzione medievaleggiante e semiacustica per svilupparsi dapprima in un metal roccioso e cadenzato alla Ronnie James Dio e poi in un intreccio tra le melodie delle tre chitarre e parti vocali altissime.

Tra gli altri brani sono senz’altro degni di nota These colours don’t run, classicamente maideniano, e The longest day - con un Dickinson che supera sé stesso – che racconta il giorno dello sbarco di Normandia.

L’album - forse in alcuni tratti troppo prolisso, ma senza riempitivi - costituisce senza dubbio un ulteriore passo avanti nella costruzione del suono di una band con tre decenni di storia.

Anche la scelta del primo singolo è anomala. The reincarnation of Benjamin Breeg comincia infatti come una sorta di Musical box dei Genesis per poi assumere un andamento cadenzato, che può ricordare i Metallica di Harvester of sorrow.

I Maiden sono talmente convinti della validità del nuovo lavoro che per la prima volta decidono di eseguire un album per intero, dall’inizio alla fine, nei loro concerti. In scaletta trovano spazio solo cinque classici maideniani: Fear of the dark, Iron Maiden, 2 minutes to mdnight, The evil that men do e Hallowed be thy name.

Il successo del tour è comunque notevole, con due sold out anche in Italia il 2 e il 3 dicembre 2006 al Datch Forum di Milano.

Grandissimo consenso ottengono anche i concerti italiani estivi del A matter of the beast tour 2007, soprattutto quello del 20 giugno con i Motorhead e i Machine Head allo stadio Olimpico di Roma.

E proprio all’Olimpico Bruce dice: ”Ci prendiamo quest’anno per costruire una piramide e ritorneremo l’estate prossima per presentare i pezzi più classici di Powerslave, Piece of mind e Seventh son of a seventh son”.


sabato 26 ottobre 2013

Controcorrente - Blaze Years I

“Blaze Bayley è il nuovo cantante degli Iron Maiden: avrà il difficile compito di sostituire Bruce Dickinson. Blaze è il cantante dei britannici Wolfsbane, ed è sempre stato uno dei principali candidati a diventare il nuovo singer dei Maiden, in quanto ha una voce potente, è ammirato da Steve Harris ed ha persino un look che si avvicina molto a quello di Bruce”. Metal Shock, numero 161 (1-15febbraio 1994). Gli anni collocati alla metà del decennio ’90 non sono certo tra i migliori per l’heavy metal. Le band storiche si trovano ad affrontare l’esplosione del fenomeno grunge. Il metal classico è ormai un genere controcorrente. Alcuni dei gruppi storici scelgono di esplorare nuovi sentieri compositivi, come i Queenscryche del capolavoro Promise land e dello scialbo, a parere del sottoscritto, Here in the Now Frontier. Sul fronte del metal più oltranzista giungono invece all’apice del successo i texani Pantera. In questi stessi anni si afferma, senza mai diventare un trend di massa, il progressive metal. Images and Words dei Dream Theater fa gridare la critica grida al miracolo. Con i Judas Priest allo sbando dopo l’abbandono di Rob Halford e i Metallica in piena fase di mutazione stilistica, spetterà agli Iron Maiden e a pochi altri tenere alta la bandiera del metal. Ancora e nonostante tutto. Il primo album dei brasiliani Angra e l’ottimo Imaginations from the Other Side (1995) dei tedeschi Blind Guardian sono, però, i chiari segni del fatto che i semi gettati negli anni Ottanta dai gruppi come gli stessi Maiden, i Metallica e anche gli Helloween cominciano a dare i loro frutti in termini di vendite – pur senza raggiungere le posizioni più elevate delle classifiche - e soprattutto di qualità delle composizioni. Così, in questo contesto, all’inizio del 1994 la band annuncia la scelta di Blaze Bayley come nuovo cantante dei Maiden. La scelta di Blaze è frutto di una selezione apparentemente durissima, fatta su più di duemila cassette giunte da ogni parte del mondo. Bayley, già conosciuto e stimato da Harris, impone ai Maiden una svolta abbastanza netta rispetto allo stile classico delle parti cantate di Air red siren. Il nuovo singer eccelle infatti nei toni bassi e medi, ma non è certo dotato della stessa estensione vocale di Mr. Dickinson. “Alla fine della lunga selezione - spiega Harris – siamo riusciti a scegliere 16 candidati che abbiamo ascoltato nel mio studio. Da questo gruppo ne abbiamo scelti tre, abbiamo fatto registrare loro le tracce vocali di sei pezzi dei Maiden dal vivo ed alla fine abbiamo scelto Blaze perché era l’uomo giusto (m.s 161)”. L’uomo giusto, quindi. Giovane ma non troppo - classe 1963 - e con una solida esperienza alle spalle. I frutti della nuova collaborazione si vedranno però solo nel 1995 quando - il due ottobre - arriva nei negozi l’attesissimo The X Factor, più volte posticipato a causa di un incidente motociclistico dello stesso Blaze – che si rompe una gamba - e della necessità di apportare qualche ritocco dell’ultimo momento all’album. Il nuovo lavoro divide i fan e la critica. Per alcuni X Factor è il miglior lavoro dei Maiden dagli anni Ottanta. Per altri, delusi dalla performance di Blaze, il fattore X l’inizio della fine per la Vergine di Ferro. Steve Harris, anche questa volta in veste di produttore nel suo studio personale, ne è semplicemente entusiasta. Questo il suo giudizio in una recensione per Metal Shock (numero 202- 16-31 ottobre 1995). “Sarà per l’iniezione di energia che abbiamo avuto con l’entrata di Blaze nella band, sarà che questo è il nostro decimo album (…) fatto sta che per noi l’uscita di The X Factor è un evento davvero speciale, quasi una nuova partenza per noi. Direi che musicalmente abbiamo compiuto quasi un passo indietro, recuperando il meglio di noi stessi dal passato e trasportandolo nel nostro presente musicale”. E davvero speciale è l’opener The Sign of the Cross, lungo brano di metal oscuro e articolato e possente. Ispirato al Nome della rosa di Umberto Eco e introdotto da un canto gregoriano da brividi, il pezzo si impone come un vero e proprio classico maideniano anche in concerto. “Volevamo partire subito con un brano classico – spiega Harris – per dimostrare che non c’è stato nessun compromesso musicale e che la scelta di Blaze Bayley è stata azzeccata e naturalissima, in quanto non abbiamo dovuto modificare di una virgola le nostre caratteristiche musicali per adattarci al nuovo cantato”. The X Factor si conferma ancor oggi, a più di dieci anni dall’uscita, come un lavoro di grande spessore, destinato ad influenzare i futuri sviluppi dello stile compositivo dei Maiden, soprattutto in album come Dance of Death e A Matter of Life and Death. Il decimo album dei Maiden costituisce senza dubbio una delle pagine più significative del metal degli anni Novanta. Convince anche il mid-tempo Lord of the flies- scelto come secondo singolo dell’album, ispirato all’omonimo romanzo di William Golding. Ottimo è il singolo Man on the Edge, dove il riff scritto da Janick Gers ricorda molto da vicino Spotlight Kid di Lord Ritchie Blackmore. Fortunes of War si apre in maniera oscura e riflessiva per poi sfociare in una cavalcata classica e impetuosa. In questo brano Steve Harris introduce per la prima volta l’uso del basso acustico, alternato a quello elettrico, in un brano dei Maiden. Esperimento introdotto anche in Blood on the world’s hands, altro brano dedicato alla guerra e in particolare ai conflitti che negli anni Novanta hanno insanguinato la ex Yugoslavia. Tutto The X Factor si attesta su ottimi livelli – fa forse eccezione la sola Look for the Truth – e anche la critica riconosce il valore dell’opera. L’album venderà più di un milione di copie in un anno, con ottimi risultati, ancora una volta, nella roccaforte europea. Successo testimoniato tra l’altro dall’affermazione nei referendum annuali dei giornali specializzati: gli Iron Maiden vincono nella categoria miglior disco (15%), miglior gruppo (35%), miglior bassista (45%) e miglior video con Man on the edge (12%). L’otto per cento dei lettori di Metal Hammer boccia invece The X Factor e lo vota come peggior disco del 1995. E’ soprattutto la prestazione di Bayley a destare le perplessità di parte degli appassionati. Bruce Dickinson, nonostante la fuoriuscita dai Maiden e nonostante Ball to Picasso risalga al 1994, è ancora il cantante preferito dagli italiani. I Maiden trionfano anche su Metal Shock dove vincono nelle categorie band dell’anno, sorpresa, album del 1995, miglior classic band, miglior album, miglior bassista, miglior concerto, e miglior copertina! The X Factor viene però eletto anche delusione dell’anno e disco più ignobile. Insomma, i Maiden trionfano ma sono allo stesso tempo sconfitti: primi e ultimi in classifica nelle preferenze dei fan. Il tour mondiale ottiene un buon successo un po’ dappertutto, anche se negli Usa i nostri si esibiscono solo in piccoli spazi. Per la prima volta i Maiden suonano in Israele – dove è girato il video di Lord of the Flies – e in Sud Africa. Da ricordare l’esibizione al Monsters of rock di San Paolo, nel quel Steve Harris indossa la maglia giallo oro della nazionale del Brasile. Nel 1997, anno di pausa, viene pubblicata la prima raccolta dei Maiden, The Best of the Beast. L’antologia, disponibile in vari formati, è arricchita dall’inedito Virus, pubblicato anche in versione singolo.

mercoledì 9 febbraio 2011

Il guru del mixer. Dall'hard rock alla Nwobhm: Martin Birch


1981
Fare degli Iron Maiden i nuovi Deep Purple: è questo l’obiettivo della Emi quando nel 1979 fa firmare a Harris e soci un contratto discografico per la realizzazione di ben tre album.
A rafforzare l’analogia tra le due band – pur nelle comunque notevoli differenze stilistiche – contribuisce l’arrivo di Martin Birch, lo storico produttore per l’appunto dei Deep Purple e di altri gruppi storici come Rainbow, Fleetwood Mac, Wisbone Ash, Whitesnake e Deep Purple.
Ed è proprio il man in black Ritchie Blackmore a fare ascoltare a Birch l’album di debutto dei Maiden e a suggerirgli di produrli (fonte: biografia della band sulla versione enhanced di Killers).
Birch porta quindi nell’heavy metal l’ esperienza di un uomo che ha fatto la storia dell’hard rock e ne ha seguito lo sviluppo in album come Rising dei Rainbow e Mob rules dei Sabbath.
Come detto rinforza la squadra, ed in modo decisivo, anche l’arrivo del chitarrista Adrian Smith, amico di lunga data di Dave Murray.
In pochi mesi la band compone e registra quindi il secondo album Killers, che parte della critica specializzata considera come il migliore album di sempre degli inglesi.
La pensa in questo modo Luca Signorelli, fra i decani del giornalismo metal italiano, che nel suo “L’estetica del metallaro, là fuori ci sono solo morti” inserisce il secondo lavoro dei Maiden tra i 25 pezzi della discografia minima del metal.
Allo stesso modo Metallus assegna a Killers – unico tra gli album dei Maiden – il massimo dei voti. “E’ il vero capolavoro della band - si può leggere nella recensione - con un Di Anno strepitoso, composizioni tutte di grandissima qualità e musicisti ispirati come non mai”.
In Killers trovano spazio nuove composizioni e vecchi pezzi esclusi dal primo album, come Wrathchild e Innocent exile.
La produzione eccezionale di Birch tira al lucido il sound maideniano.
Killers rappresenta senza un dubbio un capitolo unico nella lunga discografia degli inglesi: duro e metallico, intricato, tecnico ma diretto. Il drumming di Clive Burr non lascia respiro e riempie ogni spazio.
Dal punto di vista tecnico-esecutivo il secondo capitolo della saga maideniana include piccoli gioelli strumentali come The ides of march e Genghis Khan. In cui si può apprezzare pienamente il salto di qualità prodotto dall’ingresso di Smith.
La title track è forse il pezzo più duro e feroce mai realizzato dai Maiden. Il testo, scritto da Paul Di Anno, fu cambiato più volte in corso d’opera prima di giungere alla versione definitiva presente nell’album.
Se Killers, nella patria inglese, non ripete il successo dell’album di debutto – si ferma al dodicesimo posto della classifica britannica - è proprio col secondo lavoro che i Maiden cominciano ad acquisire una fama mondiale.
Grande successo specialmente in estremo oriente. Del trionfo nelle date giapponesi del tour rimarrà traccia nel maxi single Maiden Japan.
Rimane ottima testimonianza delle date italiane del tour anche nel bootleg Live in Reggio Emila, registrato il 31 marzo del 1981.
A conclusione del tour mondiale arriva però la doccia fredda. Una vita condotta secondo il puro r’n’r – fumare molto e bere di più – impedisce a Di Anno di stare al passo di una band sempre più grande e a cui è richiesta una sempre maggiore professionalità. Alcuni concerti vengono annullati proprio a causa delle cattive condizioni del cantante.
Di Anno non regge lo stress della vita on the road e nel settembre 1981 lascia – o viene indotto a lasciare - i Maiden.
Lascia Paul Di Anno e arriva Paul Bruce Dickinson, già alla voce con i Samson, con i quali tra il 1979 e il 1981 ha inciso tre album in studio: Survivors, Head on e Shock tactics e il Live at Reading. E proprio in occasione dello storico festival inglese – così narra la leggenda – Rod Smallwood propone a Bruce di entrare nella band.
La nuova line up viene rodata con una serie di concerti in Italia dal 26 al 30 ottobre: Bologna – il primo concerto in assoluto di Bruce con gli Iron Maiden -, Firenze, Roma, Udine e Milano.
Dal libro, in cerca di editore, "Iron Maiden. Neanche un anno sprecato".
Per info scivere a: godai73fab@yahoo.it

mercoledì 17 febbraio 2010

Iron Maiden: completate al Compass Point le registrazioni del nuovo album


Gli Iron Maiden hanno appena finito di registrare il loro quindicesimo disco, l'atteso successore di "A matter of life and death" del 2006.

L'album è stato inciso ai Compass Point Studios, nelle Bahamas, dove furono registrati "Piece of mind" (1983), "Powerslave" (1984) e parte di "Somewhere in time" (1986).

Dietro il mixer ancora una volta il sudafricano Kevin Shirley, che ha curato i suoni di tutti i lavori della band a partire da "Brave New World".

La notizia è tratta dal Maidenfans.com (che a sua volta la ha copiata dal sito di "Ultimate Guitar").


Up the Irons




Iron Maiden Completes Recording New Album
Posted by Shadow on February 16, 2010 @ 17:58
Ultimate Guitar reports:“British heavy metal legends Iron Maiden have completed the recording process for their new album at Compass Point Studios in Nassau, Bahamas with producer Kevin Shirley. According to a posting on Kevin’s official web site, “There’s still work to do, but the band portion is complete and in the can, so to speak.”Shirley previously worked on the last three Maiden albums — 2000’s “Brave New World”, 2003’s “Dance Of Death” and 2006’s “A Matter Of Life And Death”.The next Iron Maiden album will be the band’s fifteenth studio record, and they face a challenge to follow up “A Matter Of Life And Death”, which was received well critically and saw the group play the whole album on tour.Speaking at last year’s premiere of the band’s documentary film “Iron Maiden: Flight 666”, guitarist Adrian Smith stated, “There’s always a bit of pressure to follow up the last album, in a way it’s good because it motivates you.“We never get complacent; we always try our best for our own sake as much as anything else. As far as pressure for another album, we just do what we do — we’ve been doing it long enough now, we know what we’re doing. [laughs]”Iron Maiden will headline this year’s edition of the UK’s Sonisphere festival, which will be held Saturday, July 31, 2010 and Sunday, August 1, 2010 at Knebworth.”

lunedì 8 febbraio 2010

Stephen Percy Harris

Capitolo I –
Burning Ambition: le origini negli anni Settanta

“Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”. Francesco De Gregori, La leva calcistica della classe ’68.
1972
Stephen Percy Harris
Machine head dei Deep Purple, Close to the Edge degli Yes, Thick as a brick dei Jethro Tull, Volume 4 dei Black Sabbath e Foxtrot dei Genesis. Il 1972 è un grande anno per l’hard rock ed il progressive. Nei primi anni Settanta, la fantasia ha – momentaneamente - preso il potere nelle stanze dell’industria discografica.
Il giovane Stephen – complice qualche disco prestato dall’amico Pete Dale - ama i grandi gruppi, la loro magniloquenza, quelle composizioni che sfidano la struttura canzone e che inizialmente gli sembravano così “weird”, bizzarre.
Il ragazzo ama la musica, ma anche il calcio.
Dopo un buon provino arriva infatti a giocare nelle giovanili del West Ham, la sua squadra del cuore. Ben presto, però, alla disciplina troppo rigida imposta dallo sport ad alti livelli, preferisce la vita del musicista, che consente di bere qualche birra in più ed uscire la sera.
Stephen inizia a suonare la chitarra a scuola per passare subito al basso, fonda il suo primo gruppo, i Gipsy’s kiss, e scrive la sua prima canzone: Burning Ambition. Del gruppo fanno parte Steve, il suo compagno di scuola Dave Smith alla chitarra, Paul Sears alla batteria, Bob Verschoyle alla voce e Tim Wotsit alla chitarra.
Il debutto in pubblico arriva nel 1973 e non certo in una grande arena, ma neanche in un pub o in un club rock.
Il bassista e il suo gruppo di amici fanno il loro ingresso nelle scene in un contest tra giovani gruppi in una sala adiacente alla chiesa di Saint Nicholas a Poplar, nell’East End.
Il quartiere popolare alla periferia di Londra in cui cresce il fondatore degli Iron Maiden: un figlio della working class. Il padre camionista e la madre casalinga.
Steve è ambizioso e sente il bisogno di crescere come bassista.
Nel 1974 e nel 1975 suona con gli Smiler, una buona boggie band simile ai Savoy Brown, con componenti sui 25 anni e con una certa esperienza alle spalle. Ne fanno parte Mick e Tony Clee alla chitarra e due elementi con un ruolo nei primi Maiden: il batterista Doug Sampson e il cantante Dennis Wilcock.
Questa breve fase permette ad Harris di maturare come musicista, di accumulare esperienza in concerto, ma genera in lui anche una certa frustrazione.
Stephen infatti prende da subito a comporre e proporre al gruppo nuove canzoni, che incorporano le fertile influenza dell’hard rock e del progressive, con numerosi cambi di tempo e di atmosfera. Pezzi che gli altri membri del gruppo – legati ad una impostazione standard - rifiutano regolarmente.
Così Stephen Pearcy Harris, dopo aver scelto la strada della musica invece che quella del calcio, nel dicembre del 1975 decide di fondare una band tutta sua: gli Iron Maiden. (...)






martedì 10 febbraio 2009

Il Somewhere back in time tour riparte da Belgrado

Gli Iron Maiden ripartono da Belgrado. Questa sera, dieci febbraio, i sei inglesi daranno via alla seconda parte del Somewhere back in time tour che, passando per India, Nuova Zelanda e Sud America, si chiuderà il 2 aprile in Florida. Quella serba è l'unica data europea in programma per il 2009.

lunedì 5 gennaio 2009

Iron Maiden: tutti i concerti in Italia fino all'esibizione allo stadio San Siro di Milano del 17 giugno 2026


Dal debutto di supporto ai Kiss dell'Unmasked tour al Run For Your Lives Tour del 2025/2026. Sono 78 i concerti che gli Iron Maiden hanno suonato in Italia dal 1980 al 2026. Dopo la grande delusione di Bologna 2022, data cancellata a pochi minuti dall'inizio del concerto causa maltempo, una nuova data è stata suonata luglio 2023. Dopo il successo di Padova nel 2025, nel 2026 si è svolta una seconda data del Run For Your Lives World Tour allo stadio San Siro di Milano, il primo concerto metal (a eccezione dell'esibizione degli Extrema) per la storica struttura milanese. Un trionfo per i Maiden. Una serata indimenticabile per i 45mila presenti al Meazza.
Di seguito  l'elenco completo delle date suonate o in programma.

UP THE IRONS



1980
1Roma, Castel Sant’Angelo, 29 agosto 1980
2Genova, Palasport, 1 settembre 1980
3Milano, Velodromo Vigorelli, 2 settembre 1980
Grande successo per i Maiden che suonano di spalla ai Kiss (Unmasked Tour)

1981 Killers World tour
4Milano, Rolling Stones, 30 marzo 1981 ore 16
5Milano, Rolling Stones, 30 marzo 1981 ore 21
6Reggio Emilia, 31 marzo 1981, Palasport
7Brescia, 1 aprile 1981, Palasport
8Gorizia, 2 aprile 1981, Palasport
9Torino, 3 aprile 1981, Palasport
10Bologna, 26 ottobre 1981, Palasport
Il primo concerto in assoluto di Bruce Dickinson con gli Iron Maiden
11Roma, 27 ottobre 1981, Teatro Tenda
12Firenze, 28 ottobre 1981, Teatro Tenda
13Padova, 29 ottobre 1981, Palasport
14Milano, 30 ottobre 1981, Teatro Tenda

1984-1985 World Slavery Tour
15Arma di Taggia, 22 agosto 1984, Ex Caserma Rivelli
16Bologna, 11 novembre 1984, Teatro Tenda
17Milano, 12 novembre1984, Teatro Tenda

1986 Somewhere on Tour
18Torino, 15 dicembre 1986, Teatro Tenda
19Milano, 16 dicembre 1986, Pala Trussardi
20Firenze, 17 dicembre 1986, Palasport
21Napoli, 18 dicembre 1986, Teatro Tenda

1988 Seventh tour of a Seventh tour
22Modena, 10 settembre 1988, Monsters of rock, Arena Festa nazionale dell’Unità

1990-1991 No prayer on the road
23Milano, 18 novembre 1990, Pala Trussardi
24Firenze, 19 novembre 1990, Palasport
25Roma, 20 novembre 1990, Palaeur
26Treviso, 21 novembre 1990, Palasport

1992 Fear of the dark
27Reggio Emilia, 12 settembre 1992, Monsters of rock, Arena Festa nazionale dell’Unità

1993 A real live tour

28Torino, 27 aprile 1993, Palasport
29Majano, 28 aprile 1993, Campo sportivo
30Firenze, 29 aprile 1993, Palasport
31Roma, 30 aprile 1993, Palaghiaccio
32Roma, 1 maggio 1993, Partecipazione al concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni
33Priolo, 2 maggio 1993, Palasport
34Napoli, 5 maggio 1993, Teatro tenda
35Bologna, 6 maggio 1993, Arena Parco Nord
36Genova, 8 maggio 1993, Palasport
37Milano, 9 maggio 1993, Forum di Assago

1995-1996 The Xfactour

38Torino, 26 novembre 1995, Palasport
39Modena, 27 novembre 1995, Pala Panini
40Roma, 28 novembre 1995, Palaeur
41Milano, 30 novembre 1995, Palatrussardi
42Firenze, 1 dicembre 1995, Palasport
43Pordenone, 2 dicembre 1995, Palasport
44Bolzano, 3 dicembre 1995, Palaonda
45Acireale, 16 gennaio 1996, Palasport
46Bari, 17 gennaio 1996, Palasport
47Perugia, 18 gennaio 1996, Palasport
48Montichiari, 19 gennaio 1996, Palasport

1998 Virtual tour
49Genova, 29 aprile 1998, Palasport
50Firenze, 30 aprile 1998, Palasport
51Pesaro, 2 maggio 1998, Bpa Palace
52Roma, 3 maggio 1998, Palaeur
53Milano, 5 maggio 1998, Palavobis
54Trieste, 6 maggio 1998, Palasport

1999 EdHunter tour
55Milano, 23 settembre 1999, Forum di Assago

2000 Brave new world tour
56Monza, 10 giugno 2000, Stadio brianteo – Metal 2000 festival

2003 Give me Ed til Dead tour
57Imola, 15 giugno 2003, Autodromo – Heineken Jammin’ Festival
2003 Dance of Death world tour
58Milano, 27 ottobre 2003, Fila Forum
59Firenze, 28 ottobre 2003, Palasport

2005 Early days tour
60Bologna, 11 giugno 2005, Arena parco Nord, Gods of metal

World tour 2006
61Milano, 2 dicembre 2006, Datch Forum
62Milano, 3 dicembre 2006, Datch Forum

2007 A matter of the beast summer tour
63Mestre, 14 giugno, Heineken Jammin’ Festival
64Roma, 20 giugno 2007, Stadio Olimpico

2008 Somewhere back in time tour
65Bologna, 27 giugno 2008, Arena parco Nord, Gods of metal



Final Frontier Tour

66Codroipo (Udine), 17 agosto 2010, Villa Manin


67Imola, 25/6/2011, Sonisphere 


2013/2014Maiden England
68Rho, 8/06/2013, Fiera di Milano-Sonisphere 
69Bologna, 1/6/2014, Arena parco Nord, Bologna



2016 Book of Souls tour

70Milano 22/07/2016, Forum di Assago 

71Roma, 24/7/2016, Rock in Roma (Ippodromo Capannelle) 72 Trieste 26/07/2018, Piazza Unità d'Italia





The legacy of the beast tour
73 Firenze 16/06/2018, Firenze Rocks 
74 Milano, 9/7/2018, Ippodromo Snai
75 Trieste, 17/07/2018, Piazza Unità d'Italia

76 Bologna, 20/07/2020, Arena Parco Nord (cancellato a causa dell'emergenza Covid e rimandato al giugno 2021. Per la stessa causa rinviato ulteriormente al 7 luglio 2022). CONCERTO ANNULLATO PER MALTEMPO A POCHI MINUTI DALL'INGRESSO SUL PALCO DEI MAIDEN


The Future Past Tour


76Milano, 15/07/22, Return Of The Gods Festival, Ippodromo Snai

Run For Your Lives World Tour 2025/26

77Padova, 13/07/2025, Stadio Euganeo

78 Milano, 17/06/2025, Stadio San Siro





lunedì 10 novembre 2008

Somewhere back in time...again!


Continuerà anche nel 2009 il Somewhere back in time tour. I Maiden suoneranno forse per l'ultima volta alcuni dei brani più belli del gruppo, incisi negli anni Ottanta con Bruce Dickinson alla voce.
Tra il febbraio e il marzo del 2009 i sei inglesi faranno ritorno in Nuova Zelanda dopo 16 anni di assenza e faranno tappa anche nel Dubai, in India, in Messico ed in altri paesi del Sud America.

L'annuncio è stato pubblicato sul sito ufficiale del gruppo http://www.ironmaiden.com/.


Febbraio 2009
Venerdì 13 - UAE -Dubai Media City Amphitheatre
Domenica 15 - India - Bangalore Royal Challenge Rock In India
Venerdì 20 - New Zealand - Auckland. Mount Smart Stadium
Sabato 21 - New Zealand - Christchurch. AMI Stadium
Mercoledì 25 - Mexico - Monterrey Estadio Technologico.
Giovedì 26 - Mexico - Guadalajara Arena VFG Jalisco.
Sat 28 - Mexico - Mexico City Fero Sol Stadium Complex
Marzo 2009
Sud America - presto i dettagli

domenica 21 settembre 2008

Gli Iron Maiden verso il quindicesimo album


Gli Iron Maiden ritorneranno in Italia per il tour promozionale del prossimo album in studio: il quindicesimo. Lo ha affermato Bruce Dickinson durante l'unica tappa italiana del Somewhere Back in Time tour (Bologna, Arena Parco Nord, 27 giugno 2008).
Con tutta probabilità i Maiden incideranno il successore di A Matter of Life and Death nel corso del 2009.
Il nuovo album - come afferma il produttore Kevin Shirley nel diario del suo sito - sarà preceduto da un film sul recente tour mondiale, al quale seguiranno un cd e un dvd dal vivo.