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martedì 21 luglio 2026

Risposte dalla colonia sarda (da una email a una compagna romana)


 Ciao,

scusa se ci ho messo un po’ a risponderti, ma non volevo essere troppo precipitoso e superficiale.

Per quanto mi riguarda, la Sardegna ha la funzione di colonia interna dello stato italiano.

Il ruolo di colonia è articolato in più volti, tutti interconnessi fra loro: linguistico e politico (ma queste due dimensioni non sono al centro del nostro dialogo), ambientale, militare, energetico e speculativo a diverso titolo.

·         Non la faccio breve, e parto dalla mutazione ambientale che fu imposta alla Sardegna dai Savoia a partire dal Settecento.Secoli fa, infatti, la Sardegna era un’isola verde: fu disboscata e la legna della Sardegna fu utilizzata per costruire il sistema ferroviario dello stato italiano. Questo disastro cambiò in modo drammatico il paesaggio della Sardegna e contribuì allo sviluppo, quasi “monoculturale”, della pastorizia sarda.

Suggerisco la lettura del libro che segnalo in questa breve recensione:

https://www.rosarossaonline.it/2022/04/05/colpi-di-scure-e-sensi-di-colpa-di-fiorenzo-caterini/

·         COLONIZZAZIONE ENERGETICA. Faccio un salto di due secoli e giungo alla speculazione energetica. Forse quella più attuale e direi anche quella più tristemente incompresa dalla attuale sinistra italiana nelle sue più diverse ramificazioni.  Anche questa volta sono autoreferenziale e rimando a una nota di sinistra anticapitalista (che a sua volta rimanda a un articolo scritto per il manifesto sardo dal Gruppo di intervento giuridico).

https://anticapitalista.org/2024/04/24/sardegna-lassalto-eolico-e-in-atto/

·         COLONIZZAZIONE MILITARE. Questa è forse l’unica forma di colonizzazione della Sardegna conosciuta ed effettivamente riconosciuta dalle compagne e dai compagni italiani. Come è noto la Sardegna ospita circa i 2/3 delle servitù militari dell’intero stato italiano. In questo caso rimando alla relazione curata dall’Assemblea Natzionale Sarda (in sostanza gli amministratori indipendentisti in Sardegna).  Inoltre, non posso segnalare la questione RWM, che ha visto Usb e i movimenti opporsi per lungo tempo alla presenza di questa industria militare, con la Cgil che per lungo tempo ha preferito difendere l'occupazione esistente.

https://assembleasarda.org/progetti/le-servitu-militari-spiegate-semplicemente/

·         SPECULAZIONE EDILIZIA. Un altro fattore,  che recentemente è salito all’onore delle cronache, è salito è quello della speculazione edilizia legata a fondi speculativi (come nel recente caso di Cala Finanza, Lu Fenosu) e a infiltrazioni della criminalità organizzata internazionale. Questo fenomeno si unisce alla cosiddetta turistificazione (affitti brevi e bb che si “mangiano” il mercato immobiliare destinato ai “comuni mortali”): una questione che una romana può ben capire.

https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2026/06/29/cala-finanza-e-solo-la-prima-della-lista-il-mattone-zes-va-fermato-ora/

https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2011/06/16/speculazione-edilizia-in-terra-sarda-dai-finti-miglioramenti-fondiari-al-riciclaggio-di-denaro-sporco/

https://www.unionesarda.it/news-sardegna/patronaggio-allarme-affari-russi-in-terra-sarda-hmog743y

A questo quadro complessivo aggiungo una notizia che poche persone conoscono non solo in Italia, ma anche in Sardegna: fra il ‘43 e il ‘44, il partito comunista italiano fece di tutto per stroncare la nascita del partito comunista di Sardegna e ci riuscì: rimando a questa breve recensione del libro di Paolo Pisu.

Partito Comunista di Sardegna, di Paolo Pisu - Rosa Rossa #


 Iscritto al Partito fu anche Nanni Dore, poi rappresentante della IV Internazionale in Sardegna.



Un abbraccio

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 24 marzo 2026

C'È CHI HA DETTO NO

Questa battaglia per il NO è stata per me davvero sentita e commovente. Tante persone con idee molto diverse, spesso contrastanti, hanno capito che la riforma Nordio del csm (il sorteggio dei componenti togati) aveva l'obiettivo di porre il potere giudiziario sotto l'esecutivo. Con i decreti sicurezza, il progetto di una nuova legge elettorale e l'ambizione del premiato si andava tratteggiando uno stato autoritario sul modello ungherese di "fascismo democratico".Questo progetto è stato affondato. La Sardegna ha detto NO. La Sicilia, la Campania e la Calabria hanno ribaltato il tavolo del governo Meloni. I giovani hanno detto NO.

Per una sera possiamo gioire...e si fotta Licio Gelli.



lunedì 16 marzo 2026

C'È CHI DICE NO. Referendum 22-23 marzo 2026

 La riforma del csm voluta da Meloni, con la sua tripartizione e l'elezione a sorteggio dei membri togati, è un evidente tentativo di porre il potere giudiziario sotto il controllo di quello esecutivo.

Questa riforma combinata con i decreti "sicurezza", con la riforma elettorale in cantiere, con il potere di fare leggi già sostanzialmente in mano all'esecutivo tratteggia il passaggio da una democrazia borghese (per quanto criticabile possa essere per un rivoluzionario e un indipendentista) a uno stato autoritario doc. Non è un caso che questa trasformazione sia portata avanti da un partito che ha le radici nel neofascismo.
Non ho alcuna intenzione di esaltare acriticamente la magistratura, anzi, ma sono consapevole che questa riforma ha l'obiettivo di rendere molto più difficili le numerose sentenze in difesa dei principi costituzionali che oggi danno così fastidio a M.

Se vincesse il sì la vita per gli immigrati, per gli sfruttati e per chi non piega la testa sarebbe ancora più difficile. Per questo voterò NO con grande convinzione e invito a fare altrettanto.

sabato 28 febbraio 2026

Capitalismo: "Un livello di centralizzazione oltre le più distopiche aspettative"

 "... al giorno d'oggi, oltre l'80 per cento del capitale azionario quotato nelle borse mondiali è controllato da meno dell'1% degli azionisti mondiali. Un dato spaventoso, un livello di centralizzazione oltre le più distopiche aspettative".

Dal libro:

Libercomunismo, 2026, Emiliano Brancaccio, Feltrinelli



domenica 30 novembre 2025

Pasolini, i (vigliacchi) fascisti e l'inseguimento a San Lorenzo

 


"In tutta la mia vita non ho mai esercitato un atto di violenza né fisica né morale [...]. C'è una sola eccezione e voglio ricordarla. Si tratta di una decina d'anni fa. Ero stato invitato a un dibattito alla 'Casa dello studente'a Roma. Per strada - verso sera - un gruppo di fascisti mi ha aggredito. Mi hanno gettato addosso un barattolo di biacca e hanno cominciato a menare le mani e a insultare. C'erano con me dei giovani compagni: ed è stata soprattutto la violenza usata contro di loro che mi ha esasperato. Abbiamo risposto con altrettanta violenza, ed essi hanno battuto in ritirata. Io ho cominciato a inseguire il più scalmanato. La nostra corsa è durata per più di un chilometro attraverso il quartiere di San Lorenzo. Quando stavo per raggiungerlo, egli è salito su un tram, dove, malgrado i calci che egli mi sferrava dal predellino, son riuscito a salire anch'io. Allora egli è tornato a fuggire ed è saltato dal tram in corsa dall'uscita anteriore. Cosa che ho fatto anche io. È ripresa la corsa forsennata attraverso San Lorenzo, finché egli è scomparso dentro un garage, dove non l'ho più trovato, visto che si era dileguato, a quanto pare, per una porticina del retro. A quel punto però probabilmente, anche se lo avessi acciuffato, non avrei fatto più niente. La rabbia cieca mi era passata.Ed è stata la prima e unica volta che, a tale rabbia cieca, avevo ceduto". [...]

Pier Paolo Pasolini 

Fonte: Scritti corsari - Frammento

Io non condivido del tutto il pensiero di Pasolini, non condivido il suo modo di concepire il progresso, ma mi fa schifo il modo con cui i fascisti stanno cercando di divorarne il cadavere. Lui, per il fascismo e per i fascisti, provava il più profondo ribrezzo.

martedì 9 settembre 2025

Dal Rapporto della Relatrice Speciale Onu per i diritti umani sui territori palestinesi emergono stretti rapporti fra il capitalismo cinese Rpc e il colonialismo israeliano

Tnuva, il più grande conglomerato alimentare israeliano, ora di proprietà della cinese Bright Dairy&Food Co. Ltd ha alimentato e beneficiato dell'espropriazione delle terre. Il presidente di Tnuva ha riconosciuto che "l'agricoltura [...] in generale e l'allevamento di bestiame in particolare sono una risorsa strategica e un pilastro significativo nell'impresa di insediamento". 

[...]

Israele ha usato i kibbutzim e gli avamposti agricoli per impadronirsi delle terre palestinesi e rimpiazzare i palestinesi.   Le aziende come Tnuva contribuiscono a rifornirsi di prodotti da  queste colonie, per poi sfruttare il mercato palestinese vincolato che ne deriva per garantirsi una posizione dominante sul mercato. La dipendenza dei palestinesi dall'industria lattiero-casearia israeliana è aumentata del 160% nel decennio successivo alla distruzione dell'industrial lattiero-casearia di Gaza da parte di Israele [...].

sabato 5 luglio 2025

Appunti sul riarmo

 Dobbiamo avere ben chiaro che la scelta di riarmo europeo non è solo sbagliata in sé, non solo è portatrice di future sciagure (e nessuno, fateci attenzione, fa un confronto effettivo fra le spese militari ue e quelle russe già in campo oggi): è una scelta che comporterà una ulteriore riduzione delle spese sanitarie. E ciò avrà conseguenze disastrose sulle nostre vite, le vite della classe lavoratrice. Negli scorsi 10 anni, almeno, abbiamo assistito alla chusura di numerosi punti nascita, all'allungamento insostenibile dei tempi di attesa anche per semplici visite di controllo. Intere porzioni di territorio sono prive persino del medico di famiglia. Con l'aumento delle spese militari al 5%  del pil assisteremo alla sostanziale privatizzazione della sanità. E per noi comuni mortali saranno lacrime ancora più amare.

La sconfitta del progetto di riarmo, la lotta contro il capitale militare-industriale, deve essere la priorità assoluta

martedì 29 aprile 2025

L'essenza etica del fascismo

 Mussolini ebbe il coraggio di mandare a morire in guerra generazioni di giovani, indottrinati con una ideologia repellente. Poi, quando venne il suo turno, provò a fuggire in Svizzera. In questo percorso è racchiusa l'essenza etica del fascismo.

domenica 30 marzo 2025

Lupi in veste di agnelli o putiniani travestiti da pacifisti

  È abbastanza incredibile che chi in questi tre anni ha sostenuto e difeso Putin (responsabile dell'aggressione all'Ucraina) si travesta da pacifista. Io sono contro il riarmo europeo, perché l'Europa ha già una spesa militare ben superiore a quella russa, se questo è il problema, e perché questo riarmo sarebbe il colpo definitivo al nostro stato sociale. Ho sempre pensato che il conflitto ucraino fosse il frutto delle contraddizioni interimperialiste. Nel 2025 è l'Ucraina, il popolo ucraino, la principale vittima di queste contraddizioni. Ma lo sono anche i giovani russi sacrificati da Vladimir, i militari Nordcoreani inviati lontano da casa da Kim per coltivare i buoni rapporti con Mosca (del resto la Cina non ha fatto nulla del genere). Io sono contrario al riarmo europeo, che potrebbe portare alla formazione di un nuovo blocco imperialista europeo o di una Germania superpotenza militare. Sono per il rilancio della politica del disarmo. Ho comunque difficoltà, molta, a mischiarmi con qualche putiniano o paraputiniano che oggi sfila con la bandiera della pace. Perché i putiniani o paraputiniani hanno sostenuto un guerrafondaio, hanno difeso per anni l'aggressione imperialista di Mosca a Kiev, non hanno mai chiesto il disarmo della Russia.

sabato 15 marzo 2025

Chi nega la centralità del diritto di autodeterminazione dei popoli afferma il diritto di sopraffazione dei popoli #Appunto

Chi nega la centralità del diritto di autodeterminazione dei popoli afferma, forse inconsapevolmente, il diritto di sopraffazione dei popoli, del popolo più debole da parte del più forte. Afferma, cioè le, ragioni dell'imperialismo e del colonialismo. Oggi più di ieri.

Viviamo in un'epoca che confonde l'anti-imperialismo col sostegno all'imperialismo russo #Appunto

 Viviamo in un'epoca che confonde l'anti-imperialismo col sostegno all'imperialismo russo, il socialismo col capitalismo di stato cinese, la libertà con la libertà di sfruttare il prossimo e accumulare patrimoni che sfamerebbero miliardi di persone, il merito con la capacità di ingannare, sfruttare, fottere e essere coglione come Elon Musk. Un'epoca in cui quelli che pensano di essere intelligenti vogliono spendere 800 milardi in armi. Le mie idee appaiono totalmente sconfitte, perennemente in ritardo o in anticipo, ma continuo sperare in un finale a sorpresa.

venerdì 31 gennaio 2025

52 libri. Piccolo viaggio fra alcune delle mie letture preferite.


1 AAVV Metallus/la bibbia dell'heavy metal. Il primo testamento pubblicato nel 2000  circaè a cura di Luca Signorelli, il secondo del 2010 è curato da Gianni Della Cioppa

2 Margaret ATWOOD - Il racconto dell'ancella /Una distopia sempre più attuale

3 Bertolt BRECHT - Poesie politiche/Lotta di classe in versi

 4 Gianfranco BOTTAZZI - La dimensione locale/per me un classico di quella sociologia economica fatta di concretezza 

5 Charles BUKOWSKI - Post Office/ Storie di quando zio Buk era postino

6 Daniel BENSAID - Chi sono questi trotskisti?/Scienza politica dei trotskismi

7 Massimo CARLOTTO - Le irregolari/Nell'Argentina degli anni più bui

8 Luisa CARRADA - Il mestiere di scrivere/Un classico dei classici per chi scrive per mestiere

9 Andrea DE CARLO - Due di due/Un libro che mi piacque molto, ma di cui ricordo poco

10 Philip K. DICK - La svastica sul sole/Gli Stati Uniti dominati dal nazismo...ci siamo quasi?

11 Gichin FUNAKOSHI - Karatedo, la mia vita/Vita del fondatore del karate moderno

12 Peppino FIORI - Vita di Antonio Gramsci/Vita di un rivoluzionario dal grande cervello

13 Nino FILASTO' - Storia delle merende infami/La storia del mostro di Firenze secondo un principe del foro

14 John FANTE - Chiedi alla polvere/Alle radici di un certo tipo di letteratura

15 - Luciano GALLINO - Globalizzazione e disuguaglianze/Un classico della sociologia economica che parla a tutti 

16 - Aldous HUXLEY - Il mondo nuovo/Una distopia a trazione tecno-psicologica

17 - IGORT - Quaderni giapponesi/Il Giappone raccontato e vissuto dal vate sardo del manga

18 - Laura IMAI MESSINA - Wa, la via giapponese dell'armonia/Un prezioso catalogo di concetti viventi

19 - Lemmy KILMISTER - La sottile linea bianca/La storia di Lemmy, la vita di un vero rocker

20 - Stephen KING - It/Il classico dei classici di King. Probabilmente il miglior romanzo scritto negli anni '80

21 - LENIN - Stato e rivoluzione/Il leninismo che ci serve oggi

22- Carlo LUCARELLI - Nuovi misteri italiani/Una rassegna di casi misteriosi e spesso mai risolti

23 - MARX/ENGELS - Il manifesto del partito comunista/Le radici scientifiche della rivoluzione

24 - Yukio MISHIMA - La voce delle onde/Mishima fra uomo e natura

25 - Livio MAITAN - Tempeste nell'economia mondiale/Un piccolo classico del marxismo rivoluzionario. Uno degli ultimi libri di uno dei massimi esponenti della IV Internazionale

26 - Giorgio MELETTI - Nel paese dei Moratti/Magistrale libro-inchiesta sulla Saras di Sarroch di uno dei migliori giornalisti economici italiani

27- Mario MORETTI - Brigate rosse/Scritto con Rossana Rossanda. Alla scoperta dell'album di famiglia

28 - Fosco MARAINI - Ore giapponesi/Per un europeo è senz'altro la migliore introduzione possibile al Giappone di ieri, di avantieri e di oggi. 

29 - Ernest MANDEL - Il significato della II guerra mondiale/Una classico del marxismo rivoluzionario. La storia scritta da un economista marxista

30 - Giacomo MATTEOTTI - Contro il fascismo/Gli interventi parlamentari che costarono la vita Giacomo Matteotti. Il socialismo era cosa seria e la lotta di classe era al centro del gorgo. 

31 - Antonio NEGRI Micheal HARDT - Impero/Un classico che ha fatto discutere per almeno un decennio

32 - George ORWELL - La fattoria degli animali/La più classica delle distopie. Una critica spietata allo stalinismo che Roger Waters ha saputo rileggere in chiave anticapitalista in Animals

33 - Luigi PINTOR- Punto e a capo/Una raccolta di magistrali editoriali del giornalista del manifesto. Una scuola di scrittura e di pensiero

34 - Pier Paolo PASOLINI - Scritti corsari/Raccolta di interventi giornalistici utile a comprendere il pensiero di Pasolini

35 - Igor PATRUNO /Luca DATO - Via Poma. Anatomia di un delitto/Libro inchiesta su un caso mai risolto e che continua a fare discutere  anche oggi, a 35 dall'assassinio di Simonetta Cesaroni

36 - Rossana ROSSANDA - La ragazza del secolo scorso/Autobiografia di una delle migliori menti e penne del marxismo italiano

37 - George SIMENON - I sotterranei del Majestic/Un caso classico per Maigret

38 - Ignazio SILONE - Storia di un povero cristiano

39 - Luca SIGNORELLI - L'estetica del metallaro/Piccolo saggio su ciò che siamo stati e in fondo siamo ancora

40 - Mario SPEZI - Douglas PRESTON - Dolci colline di sangue/ricostruzione romanzata e avvincente del caso del Mostro di Firenze

41 - Luca SOFRI - Notizie che non lo erano/Un manuale di giornalismo al tempo delle fake news

42 - Fiamma SATTA - Io e lei/Romanzo autobiografico che descrive la lotta di Fiamma Satta col la sclerosi.

43 - John STEINBECK - Uomini e topi/Romanzo asciutto e magistrale

44 - Tiziano TERZANI - In Asia/Lezioni di giornalismo in luoghi difficili

45 - Yamamoto TSUNETOMO - Hagakure/L'ideologia del samurai. Un libro che Tsunetomo avrebbe voluto destinare all'oblio.

46 - Lev TROTSKIJ - La rivoluzione tradita/Il mio libro preferito di Trotskij. Un'analisi spietata dei processi di burocratizzazione post rivoluzionari

47 - Roberto VACCA - Come imparare più cose e vivere meglio/Fare è la chiave della filosofia di Vacca

48 - Banana YOSHIMOTO - Tsugumi/Lettura cara nella giovinezza

49 - Alex ZANOTELLI - Korogocho/Un viaggio nell'Africa più tormentata, scritto da uno dei pochi cattolici che rispetto davvero. Per Zanotelli Dio non è onnipotente.

50 - VAMBA - Il giornalino di Gian Burrasca/Echi delle risate (silenziose) di me bambino

51 - Fiorenzo CATERINI - Colpi di scure e sensi di colpa/La Sardegna è una colonia e la storia del disboscamento ne è il miglior esempio

52 - Dino BUZZATI - Il deserto dei Tartari/Magistrale narrazione di una lunga attesa



giovedì 11 luglio 2024

Livio Maitan – La strada percorsa, 2002, Massari editore

 



“La strada percorsa” è la autobiografia politica di Livio Maitan. Pubblicato nel 2002, due anni prima della morte, il libro ripercorre in 722 pagine le tappe principali del percorso del rivoluzionario italiano: dal risveglio delle giovani generazioni dopo la caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, fino al dopo Genova 2001 nel pieno della stagione dei nuovi movimenti sociali del XXI secolo.  Una vita spesa dedicata alla difesa del marxismo rivoluzionario e alla costruzione della IV Internazionale, nel mondo e in Italia. Chiaramente, in una autobiografia come quella di Maitan, il bilancio di una vita va di pari passo col bilancio politico della stessa.


[…] il mio bilancio autobiografico – scrive Maitan nelle riflessioni conclusive – non può andare disgiunto dal bilancio della corrente politica e culturale, nazionale e internazionale, cui ho aderito nel 1947, partecipandovi attivamente e senza interruzioni sino a oggi. A sua volta questa corrente, per quanto sorta in contrapposizione alle correnti dominanti, non può fare astrazione da un bilancio di un secolo del movimento operaio nel suo complesso”. (pagina 680)


In Maitan rimane fino all’ultima stagione della vita l’idea che un’altra storia, con altre scelte politiche e percorsi alternativi, sarebbe stata possibile. 


[…]. Resto convinto che le scelte fatte dalle forze egemoniche del movimento operaio non fossero ineluttabili e che scelte diverse, con diversi risultati, sarebbero state perfettamente possibili. Ribadisco l’idea secondo cui i progetti strategici via via avanzati da diversi partiti e da diversi dirigenti – la politica di unione nazionale proiettata a tempo indeterminato anche dopo la fine della guerra e la caduta del fascismo, il centrosinistra nella visione di Nenni e del suo partito e il compromesso storico – erano irrealistici perché basati su un’interpretazione insussistente delle dinamiche possibili, come l’esperienza avrebbe ampiamente dimostrato”. (pagina 683)

Livio Maitan – Destino di Trockij, Rizzoli, 1981

 



 “Destino di Trockij” è un saggio che Maitan mette insieme nel 1980, a 40 anni dalla morte e a 100 anni dalla nascita del grande rivoluzionario russo.  Questo lavoro, pubblicato da Rizzoli nel febbraio 1981, raccoglie una serie di interventi pubblicati dal 1977 al 1980, in una Italia in cui, scrive l’autore, “in sede tanto di riflessione storica quanto di dibattito politico è stata riservata a Trockij un ‘attenzione molto minore di quella di cui sono stati oggetto esponenti del movimento operaio e studiosi di valore intrinseco di valore non certamente superiore”. Il destino di Trockij è la strada di chi ha scelto di continuare a percorrere la strada, in salita, del marxismo rivoluzionario e internazionalista.  Il saggio in questione compie un’analisi ad ampio spettro con lo sguardo rivolto agli anni Ottanta appena cominciati. Gli scritti del rivoluzionario russo sono lo strumento che Maitan utilizza per riflettere su alcuni dei processi storici più significativi e discussi in quegli anni: dalla Polonia del 1980 alla rivoluzione culturale cinese, dalla guerra fra i paesi socialisti all’eurocomunismo. Al centro dell’analisi di Maitan è, in particolare, la questione della burocrazia nelle società del blocco dell’est.


Citazione dalla parte prima:


“[…] l’opera di Trockij risulta scomoda perché fa piazza pulita delle penose giustificazioni apologetiche, secondo cui di quanto accadeva nell’URSS e dei crimini di Stalin per lungo tempo non si era potuto sapere nulla […].  La ragione principale del fenomeno indicato risiede, tuttavia, nel fatto che l’opera di Trockij ha avuto e continua ad avere implicazioni notevoli per i problemi cruciali che si pongono attualmente alle società di transizione e al movimento operaio mondiale. Proprio questa attualità è l’origine dei silenzi imbarazzati e delle persistenti elusioni, oltre che delle stroncature sommarie, operate magari con il comodo sistema delle disinvolte etichettature, senza nessuno sforzo di argomentazione. D’altro canto, proprio per la sistematicità, la profondità e la chiarezza estrema l’opera trockiana non si presta a interpretazioni fantasiose e ad adattamenti ad esigenze politiche mutevoli”.


Livio Maitan, Il Dilemma cinese, Datanews, 1994

 



“Il dilemma cinese” ripercorre la storia della Cina dal 1919 ai primi anni ’90: la particolarità della rivoluzione e i rapporti con lo stalinismo, la prima fase postrivoluzionaria, la “grande rivoluzione culturale proletaria”, l’interludio che precede la morte di Mao, il nuovo corso di Deng Xiao Ping, l’esplosione della primavera 1989, il rilancio e la generalizzazione del nuovo corso (1991-1993).  In una fase di grandi cambiamenti per la Repubblica Popolare, Maitan propone una chiave di lettura della situazione cinese alternativa alle due interpretazioni prevalenti. 


“La prima – spiega l’autore nell’introduzione al volume – è consistita nel mettere l’accento sulle peculiarità, storiche e contemporanee, del paese, mentre la seconda ha teso a inserire il ‘caso ‘ cinese nella più generale tipologia delle società di transizione burocratizzate. Per parte nostra, riteniamo che, se si vuole afferrare il bandolo della matassa, è necessario combinare gli elementi più validi delle due interpretazioni, cogliendo tutti gli incontestabili elementi di specificità, ma al tempo stesso non perdendo di vista elementi di fondo comuni che hanno caratterizzato l’esperienza delle società postcapitalistiche, in Europa e in Asia, come, per certi aspetti, nella stessa Cuba”.


La prima parte del saggio, sottolinea Maitan, riprende “Partito, esercito e masse nella crisi cinese” (Samonà e Savelli, 1969) dello stesso autore. Chiudono il libro delle utilissime appendici che affrontano, fra gli altri aspetti, la “figura contradditoria” di Mao Zedong, il conflitto armato fra Cina e Vietnam e un glossario con i principali protagonisti della storia cinese del Novecento.

 

domenica 19 maggio 2024

Stalin e la nascita dello stato di Israele: poche righe di Canfora.


 Quale fu il ruolo di Stalin e del nascente blocco dell'Est nel consentire la nascita dello stato di  Israele?
La prefazione firmata da Luciano Canfora al libro "Perché Stalin creò Israele", di Leonid Mlecin, illustra i fatti in poche righe.
"Nonostante l'accusa di strumentalismo e di realpolitik nei confronti della politica estera sovietica, la scelta culminata nel voto sovietico a favore della Risoluzione 181 dell'Assemblea generale dell'Onu, il 26 novembre 1947, che stabiliva la divisione in due della Palestina e la creazione dello Stato di Israele, rappresenta un esito del tutto coerente con le premesse poste quasi tre anni prima alla Conferenza sindacale mondiale di Londra, nel febbraio 1945. Qui la delegazione sovietica approvò una risoluzione molto impegnativa e dal contenuto inequivocabile che sollecitava in due direzioni: proteggere gli ebrei contro l'oppressione e la discriminazione in qualunque paese,; dare al popolo ebraico la possibilità di costruire un "focolare nazionale" in Palestina [...]. In quel momento c'era doppiezza da parte sovietica. Essa penalizzava gli arabi e soprattutto i partiti comunisti dell'area (quello palestinese in particolare) ai quali veniva fatto intendere - per esempio dal console sovietico a Beiriut, Ruben Agronov - che il governo sovietico non intendeva, con ciò, esprimersi a favore della creazione di uno stato ebraico in Palestina. [...]
SI EBBERO, ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELL'ONU, 33 VOTI A FAVORE, 13 CONTRO E DIECI ASTENSIONI.
CON L'URSS VOTARONO UCRAINA, BIELORUSSIA, POLONIA E CECOSLOVACCHIA. 
SE QUESTI CINQUE VOTI FOSSERO PASSATI NEL CAMPO DEI CONTRARI O DEGLI ASTENUTI, CI SAREBBE STATO UN RISULTATO DI PARITA': 28 CONTRO 28. 
E LA RISOLUZIONE PER LA NASCITA DELLO STATO DI ISRAELE SAREBBE STATA RESPINTA".

mercoledì 6 marzo 2024

Giacomo Matteotti e le fake news - parte I

 "Quando, una ventina di giorni fa, un fascista, di notte, ferisce tre socialisti perfettamente inermi, come risulta dai rapporti delle autorità, e ferisce gravemente anche uno dei suoi stessi compagni, i giornali come raccontano l'episodio? Così: CONFLITTO FRA FASCISTI E SOCIALISTI A ROVIGO. FURONO SPARATE (da chi? Non si sa!) DELLE REVOLVERATE; RIMASERO FERITI TRE SOCIALISTI ED UN FASCISTA. E il lettore serba così impressioni perfettamente false della situazione di fatto".

DAL DISCORSO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

31 GENNAIO 1921


Giacomo Matteotti: il capitalismo colpito nella borsa diventa una bestia feroce


"Quando la libertà economica giovava alla classe borghese perché il proletariato non era organizzato, allora si esaltava la libertà, e si diceva che era la panacea di tutti i mali: oggi che il proletariato, per mezzo della libertà e delle proprie forme di organizzazione, intacca i profitti capitalistici, la libertà viene negata e viene proclamata la violenza contro di essa. [...] il fascismo nasce e si sviluppa dove
il capitalismo viene intaccato. Il capitalismo aggredito nella borsa diventa una bestia feroce!".

Giacomo Matteotti, discorso alla Camera dei Deputati, 31 gennaio 1921

venerdì 31 marzo 2023

Tempeste nell’economia mondiale di Livio Maitan

 

In occasione dei cento anni dalla nascita di Livio Maitan, pubblico questa breve scheda pubblicata un tempo su un altro sito (e poi rimossa). 

“Tempeste nell’economia mondiale” è un libro pubblicato da Livio Maitan all’inizio del 1998 nel momento più acuto della crisi delle Tigri Asiatiche, le economie emergenti dell’estremo oriente: Tailandia, Malaysia, Indonesia, Corea del Sud e Filippine.  Nel libro, Maitan ripercorre lo sviluppo dell’economia mondiale dal boom degli anni Cinquanta all’internazionalizzazione economica, con analisi approfondite dedicate all’Unione Europea, agli Stati Uniti e alle tendenze in Asia. L’autore ricostruisce le tendenze mondiali di fondo alla concentrazione e alla centralizzazione del capitale, con il rigore analitico proprio del marxismo rivoluzionario per arrivare, infine, a tracciare alcune riflessioni per una alternativa anticapitalistica.


Di particolare interesse sono i capitoli dedicati alle cause della cosiddetta finanziarizzazione dell’economia, all’analisi marxiana delle innovazioni tecnologiche e al carattere ciclico dell’economia capitalistica, fra crisi congiunturali, onde lunghe e ristagno prolungato.
Il libro include, inoltre, utili appendici con citazioni di passaggi chiave di Lenin, Gramsci, Mandel, Marx e Trotskij.

 Dall’introduzione:

“Dissentiamo da quanti sfumano il carattere intrinsecamente ciclico dell’economia capitalista e non vedono nelle vicende cicliche, di breve o di lunga durata, la chiave di interpretazione della dinamica complessiva anche degli ultimi decenni”.  “…è difficile negare che l’individuazione della tendenza alla concentrazione del capitale sia un asse centrale dell’interpretazione marxiana come lo è la definizione del carattere ciclico dell’economia”.

“Le classi dominanti, mentre si servono di mezzi di comunicazione dozzinali e crudamente mistificatori a uso del popolo sovrano, si dotano di strumenti ben più sofisticati per la propria formazione e per l’educazione dei propri quadri. L’èlite dei lettori, che accede ai fogli economici specializzati, ha bisogno di sapere come vadano realmente le cose e cosa si possa ragionevolmente prevedere non per civetteria intellettuale ma per regolarsi negli affari: non tollererebbe di essere trattata come oggetto di propaganda. E se un’analisi viene condotta con rigore, staremmo per dire materialistico, può approdare a conclusioni analoghe a quelle di chi parta da un punto di vista diametralmente opposto e tragga opposte conclusioni dal punto di vista socio-politico”. (Livio Maitan, Tempeste nell’economia mondiale, 1998, introduzione)

sabato 11 marzo 2023

20 anni dal 15 febbraio 2003. Microbilancio delle conseguenze di una sconfitta storica



Il 15 febbraio 2003 il movimento dei movimenti scese in piazza per dire no "senza se e senza ma" alla guerra di Il 15 febbraio 2003 il movimento dei movimenti scese in piazza per dire no "senza se e senza ma" alla guerra di Bush. In migliaia di piazze del mondo 110 milioni di donne e uomini dissero insieme NO ALLA GUERRA (e non perché pensassero che Saddam Hussein fosse una brava persona). 
Anche a Cagliari fummo almeno 30mila. Feci a tempo a citare l'evento nella mia tesi di laurea in sociologia politica nella facoltà di scienze politiche a Cagliari su "movimenti sociali e globalizzazione".
Fu una sconfitta storica. E anche a causa di quella sconfitta oggi viviamo in un mondo così di merda.