1. AUTODETERMINAZIONE, SOVRANITA', INDIPENDENZA. - Sinistra Indipendentista Sarda nasce dalla decisione comune dei compagni sardi aderenti all'organizzazione italiana Sinistra Critica di sciogliere il loro impegno interno con questo movimento e di avviare un progetto di azione politica che ponga la sua radice e la sua ragion d'essere nel diritto della Sardegna all'autodeterminazione, alla sovranità e all'indipendenza. Questi termini non hanno identico significato e identica ampiezza; tuttavia nella condizione di fatto appare chiaro che la Sardegna, con l'impedimento all'indipendenza, non solo ha visto preclusa ogni possibile forma di sovranità ma ha visto negata anche la più elementare condizione di autodeterminazione, che resta per definizione irrinunciabile. Quindi quella che fra i termini dati non è una identità di significato sul piano teorico, è diventata una identità di significato sul piano storico, seppure adagiata dopo secoli di colonizzazione violenta da parte italiana (sabauda, risorgimentale, e infine fascista) nella culla consolatoria della costituzione del 1948 (“La repubblica è una e indivisibile”). Come è chiaro ad ogni valutazione storica responsabile e corretta, in forza della costituzione italiana la Sardegna non è stata affatto liberata dalle sue antiche catene e dunque non può e non deve continuare a sottoscrivere a vuoto l'adesione a quel dettato. La colonizzazione ha inoltre assunto nell'Italia repubblicana forme nuove, di blandizie e brutalità, promesse e menzogne, ma quel che conta è che in concreto essa è diventata per l'economia italiana non solo una opzione strategica, virtualmente reversibile, ma una necessità strutturale, oggettivamente irreversibile. In un tale contesto di subalternità coloniale irreversibile il principio della “indivisibilità” dello stato colonizzatore perde ogni sua giustificazione, e il principio della “autodeterminazione” della nazione colonizzata impone ogni giorno di più la sua prevalenza per il popolo che ne è interessato.
2. SIS-MA: UNO STRUMENTO, UN COLLETTIVO, UN FINE. - La Sinistra Indipendentista Sarda – Movimento Anticapitalista è una associazione marxista (nel suo principale riferimento teorico), e anticolonialista (nel suo principale orientamento pratico); essa si fonda su due condizioni: il principio di costruzione dal basso del movimento e il principio di inclusione attiva dei soggetti che entrano a farne parte. Riportiamo per tale ragione due passaggi già assunti nel progetto costitutivo dell'associazione:
“[...] la ricostruzione di una sinistra di classe non è il frutto di una ricomposizione in miniatura di forze politiche residue (…) ma l'esito di una fase contrassegnata dal protagonismo delle lotte e dei movimenti, in cui occorrerà lavorare per l'autorganizzazione dei soggetti e per la costruzione di un progetto politico adeguato.” (Documento per il Congresso nazionale di Sinistra Critica, § 2.5; sett. 2012);
“[...] è necessario costruire un percorso attraverso il quale tutti i compagni sardi a vario titolo impegnati nelle diverse organizzazioni anticapitaliste italiane possano convergere in una unica organizzazione anticolonialista sarda. Questa, proprio in considerazione della sua ragione “includente”, dovrebbe avere una articolazione orizzontale e quindi non gerarchizzata, una identità collettiva e non leaderistica, una pratica di movimento e non di burocrazia, una forma educativa di inchiesta e non di ideologia ecc.” (La proposta indipendentista di Sinistra Critica Sarda, § 5; sett. 2011).
SIS-MA non si propone quindi come “ricetta” per le cucine dell'avvenire e tantomeno come “cuoco” per le ricette future; vuole essere uno strumento di riflessione e di pratica “nel” movimento reale, prima che un programma politico “sopra” il movimento reale; vuole essere un collettivo che nel rapporto con altri soggetti intende contribuire a una trasformazione rivoluzionaria, piuttosto che il soggetto politico che determina e guida la trasformazione. SIS-MA si muove tuttavia nella direzione di un fine: la chiarificazione del progetto rivoluzionario e la costruzione del soggetto anticapitalista della nazione sarda.
3. NAZIONE, INTERNAZIONALISMO, ALTERMONDIALISMO. - La corretta impostazione della questione nazionale è irrinunciabile per la costruzione di un processo di reale emancipazione della Sardegna, ed è per questo che condividiamo con molti altri soggetti politici il principio nazionalitario. Tuttavia, coniugando le ragioni storiche nazionali con le condizioni presenti della lotta anticoloniale, noi indirizziamo l'opzione nazionalitaria in senso internazionalista, sia in dimensione mediterranea che in dimensione europea; e coniugando le ragioni politiche dell'internazionalismo con le condizioni presenti della mondializzazione capitalistica noi indirizziamo la scelta internazionalista in senso altermondialista e cioè contro il quadro e contro le dinamiche della globalizzazione. L'idea di una Sardegna formalmente riconosciuta come nazione entro una divisa indipendente, e tuttavia complice di un ordine mondiale fondato sulla separazione tra sfruttatori e sfruttati è fuori dalla ragionevolezza come è fuori dalla realtà.
ANTILIBERISMO, ANTICAPITALISMO, COMUNISMO. - I processi di emancipazione dall'ordine globalizzato hanno mostrato la praticabilità di strade differenti, soprattutto in America Latina. Non riteniamo realistica attualmente la riduzione di ogni ipotesi di trasformazione a una ipotesi comunista classica, ipotesi che necessita peraltro di una chiarificazione priva di reticenze a riguardo dei comunismi passati e dei comunismi presenti. Tuttavia ogni lotta odierna per l'emancipazione deve necessariamente combattere il liberismo, in particolare il carattere totalitario del liberismo attuale. L'antiliberismo non comporta necessariamente l'anticapitalismo, come peraltro l'anticapitalismo non comporta necessariamente il comunismo. In questa differenza di livello, in questa scalarità delle contraddizioni, noi riteniamo necessario perseguire e praticare in primo luogo alleanze ampie, capaci di conseguire rapporti di forza favorevoli in tutti i fronti di scontro aperti contro la gabbia del neoliberismo; riteniamo necessario in secondo luogo favorire la lotta dei popoli contro tutte le pratiche capitalistiche immediatamente più devastanti; e riteniamo necessario in terzo luogo ricostruire le condizioni per il comunismo.
4. LOTTA OPERAIA, LIBERAZIONE SOCIALE, SOCIETA' SENZA CLASSI. - La scalarità delle contraddizioni e la diversa ampiezza delle condizioni di sfruttamento impone oggi una continuità di movimento e una complessità di alleanze su fronti sociali molto più vari, miscelati e imprevedibili di quanto non fosse in passato; l'azione di autodifesa di comitati, gruppi locali e soggetti temporanei anticipa forzatamente l'azione di soggetti stabilmente organizzati, quando pure non si vede costretta ad evitare come negativa l'interferenza di soggetti organizzati. Anche in questa scalarità è necessario aver chiara la finalizzazione politica più ampia, che per noi resta l'edificazione di una società senza classi; ed è altrettanto necessario essere presenti in tutti i processi di liberazione sociale che oggi coinvolgono miriadi di condizioni di subalternità e di oppressione, dalla precarietà giovanile ai lavori parasubordinati, dall'emarginazione alle partite iva coatte ecc.; come resta sempre più necessaria, in quanto radice, in quanto emergenza sociale e in quanto segno di continuità storica, la centralità della lotta operaia per il lavoro, per il salario e per la certezza della condizione di vita.
5. FRONTI DI LOTTA, MOVIMENTI REALI. - La dinamica totalitaria della mercificazione integrale ha ormai investito tutti i luoghi fisici, tutti i tempi di vita e tutti i rapporti sociali. La fisicità dei beni comuni che gli umani hanno sempre condiviso con gli altri esseri viventi (l'aria, l'acqua, la terra, la riproduzione della vita in genere) sta diventando accessibile prevalentemente nella forma di merce. Ma anche la ripartizione del tempo, la cura di sé e dei propri familiari, la salute, l'istruzione, la mobilità e tutte le relazioni in genere stanno diventando accessibili prevalentemente nella forma di merce, mentre inversamente la disponibilità di salario per l' accesso a tali beni, anche i più naturali e i più vitali, diminuisce in proporzione. Il carattere totalitario di questo processo fa esplodere all'infinito le condizioni di conflitto, che sono quindi diffuse su miriadi di situazioni. L'idea di poter ricondurre tutte queste indeterminate e convulse esplosioni ad un unico campo o ad un unico paradigma appare oggi irragionevole e irrealistica. Il rapporto tra organizzazioni politiche e movimenti spontanei deve necessariamente tenere conto di questo. SIS-MA intende che la partecipazione ai conflitti deve essere funzionale alle situazioni e agli obiettivi entro cui i movimenti sono maturati, e non strumentale per la propria affermazione come soggetto riconosciuto.
6. EMERGENZA, TRANSIZIONE, RIVOLUZIONE. - SIS-MA non può pensarsi oggi come un partito politico, per quanto muova la sua azione nella direzione della sua costituzione. Solo un partito capace di coerenza programmatica, continuità di azione e dimensione di massa può infatti entrare nei luoghi di conflitto sovraordinati e decisivi (istituzioni, comunicazione pubblica ecc.). Tuttavia anche nelle più generiche dimensioni di collettivo di lotta un movimento anticapitalista deve aver chiaro il modo della propria azione e cioè il proprio programma politico. Quanto oggi la Sardegna, che è il centro della nostra azione, sia letteralmente nel vortice della crisi, non necessita di essere rimarcato. E' la vorticosa composizione delle spirali della crisi che deve piuttosto essere tenuta chiaramente sotto esame: siamo una colonia del circuito capitalistico italiano, che è da anni il più inceppato e il più vorace dell'Unione Europea; si è chiusa sopra di noi la fase delle monocolture industriali italiane e si sta aprendo la fase delle monocolture del sistema globalizzato: poligoni del mercato mondiale della guerra, aree speciali dei rifiuti, riserve deantropizzate per le scorie, land grabbing per la produzione di energia. Il programma politico deve quindi a sua volta trovare la scalarità analitica e l'incidenza concreta nei tre livelli della emergenza sociale e ambientale sarda, della transizione oltre l'ordine neoliberista imposto dalla troika BCE-UE-FMI, e infine del superamento della marcia infernale del capitalismo mondializzato.
SIS-MA è in primo luogo una associazione anticolonialista sarda che rivendica il diritto del popolo sardo all' autodeterminazione, e che rivendica il diritto di tutti i popoli a uscire dalla schiavitù del neoliberismo. L'associazione è aperta a tutti coloro che condividono questi presupposti.
SIS-MA è in secondo luogo una organizzazione anticapitalista sarda che partecipa alla lotta internazionale contro lo sfruttamento umano e contro la predazione ambientale in ogni loro forma.
L'organizzazione è aperta a tutti coloro che condividono queste lotte.
SIS-MA è in terzo luogo un collettivo comunista, che opera nel segno di una trasformazione socialista per una umanità senza classi, nella quale tutte le differenze culturali e nazionali possano trovare il loro incontro, e possano misurarsi secondo la loro storia con la sostenibiltà ecologica globale e per la piena dignità sociale e ambientale della vita.
Il collettivo è aperto a tutti coloro che condividono questi fini.
SINISTRA INDIPENDENTISTA SARDA - MOVIMENTO ANTICAPITALISTA
1 maggio 2013
nota: pubblico il documento per tenere viva la memoria di una piccola organizzazione politica anticapitalista e indipendentista sarda con grandi idee
f.o. 19 settembre 2026

