sabato 24 settembre 2011

Che cos'è davvero il centralismo democratico?



Non solo prima del 1917, ma anche durante tutti gli anni terribili della guerra civile, quando il potere sovietico era appeso a un filo, nel partito bolscevico c'era non solo il diritto di tendenza ma perfino quello di frazione. Vuol dire che nei congressi si potevano presentare documenti diversi con pari diritto, ed era possibile il raggruppamento pubblico tra un congresso e l'altro dei sostenitori di una posizione rimasta in minoranza (che solo così poteva accettare la disciplina, dato che poteva al tempo stesso lavorare per diventare maggioranza al congresso successivo), e i congressi erano ravvicinati (tra il '17 e il '23, uno all'anno).
Pari diritti voleva dire anche che se il relatore di maggioranza parlava due ore, anche chi presentava l'altra posizione doveva avere uguale tempo. Nella concezione di Lenin, inoltre, l'organo sovrano era il congresso, e tra un congresso e l'altro il comitato centrale. L'Ufficio politico doveva solo applicare la linea tra una riunione e l'altra del CC, non sostituirsi a esso, e ancor meno potere decisionale aveva la segreteria, che era un organo tecnico di esecuzione delle decisioni. Nei partiti comunisti stalinizzati, invece, si considerava sovrana la segreteria. Dal vecchio sito di Bandiera Rossa

martedì 30 agosto 2011

Solitudine


"In questa solitudine,
nell'estremo inverno
abbiamo cotto il nostro riso"
Tashiro Tsuramoto

mercoledì 9 febbraio 2011

Il guru del mixer. Dall'hard rock alla Nwobhm: Martin Birch


1981
Fare degli Iron Maiden i nuovi Deep Purple: è questo l’obiettivo della Emi quando nel 1979 fa firmare a Harris e soci un contratto discografico per la realizzazione di ben tre album.
A rafforzare l’analogia tra le due band – pur nelle comunque notevoli differenze stilistiche – contribuisce l’arrivo di Martin Birch, lo storico produttore per l’appunto dei Deep Purple e di altri gruppi storici come Rainbow, Fleetwood Mac, Wisbone Ash, Whitesnake e Deep Purple.
Ed è proprio il man in black Ritchie Blackmore a fare ascoltare a Birch l’album di debutto dei Maiden e a suggerirgli di produrli (fonte: biografia della band sulla versione enhanced di Killers).
Birch porta quindi nell’heavy metal l’ esperienza di un uomo che ha fatto la storia dell’hard rock e ne ha seguito lo sviluppo in album come Rising dei Rainbow e Mob rules dei Sabbath.
Come detto rinforza la squadra, ed in modo decisivo, anche l’arrivo del chitarrista Adrian Smith, amico di lunga data di Dave Murray.
In pochi mesi la band compone e registra quindi il secondo album Killers, che parte della critica specializzata considera come il migliore album di sempre degli inglesi.
La pensa in questo modo Luca Signorelli, fra i decani del giornalismo metal italiano, che nel suo “L’estetica del metallaro, là fuori ci sono solo morti” inserisce il secondo lavoro dei Maiden tra i 25 pezzi della discografia minima del metal.
Allo stesso modo Metallus assegna a Killers – unico tra gli album dei Maiden – il massimo dei voti. “E’ il vero capolavoro della band - si può leggere nella recensione - con un Di Anno strepitoso, composizioni tutte di grandissima qualità e musicisti ispirati come non mai”.
In Killers trovano spazio nuove composizioni e vecchi pezzi esclusi dal primo album, come Wrathchild e Innocent exile.
La produzione eccezionale di Birch tira al lucido il sound maideniano.
Killers rappresenta senza un dubbio un capitolo unico nella lunga discografia degli inglesi: duro e metallico, intricato, tecnico ma diretto. Il drumming di Clive Burr non lascia respiro e riempie ogni spazio.
Dal punto di vista tecnico-esecutivo il secondo capitolo della saga maideniana include piccoli gioelli strumentali come The ides of march e Genghis Khan. In cui si può apprezzare pienamente il salto di qualità prodotto dall’ingresso di Smith.
La title track è forse il pezzo più duro e feroce mai realizzato dai Maiden. Il testo, scritto da Paul Di Anno, fu cambiato più volte in corso d’opera prima di giungere alla versione definitiva presente nell’album.
Se Killers, nella patria inglese, non ripete il successo dell’album di debutto – si ferma al dodicesimo posto della classifica britannica - è proprio col secondo lavoro che i Maiden cominciano ad acquisire una fama mondiale.
Grande successo specialmente in estremo oriente. Del trionfo nelle date giapponesi del tour rimarrà traccia nel maxi single Maiden Japan.
Rimane ottima testimonianza delle date italiane del tour anche nel bootleg Live in Reggio Emila, registrato il 31 marzo del 1981.
A conclusione del tour mondiale arriva però la doccia fredda. Una vita condotta secondo il puro r’n’r – fumare molto e bere di più – impedisce a Di Anno di stare al passo di una band sempre più grande e a cui è richiesta una sempre maggiore professionalità. Alcuni concerti vengono annullati proprio a causa delle cattive condizioni del cantante.
Di Anno non regge lo stress della vita on the road e nel settembre 1981 lascia – o viene indotto a lasciare - i Maiden.
Lascia Paul Di Anno e arriva Paul Bruce Dickinson, già alla voce con i Samson, con i quali tra il 1979 e il 1981 ha inciso tre album in studio: Survivors, Head on e Shock tactics e il Live at Reading. E proprio in occasione dello storico festival inglese – così narra la leggenda – Rod Smallwood propone a Bruce di entrare nella band.
La nuova line up viene rodata con una serie di concerti in Italia dal 26 al 30 ottobre: Bologna – il primo concerto in assoluto di Bruce con gli Iron Maiden -, Firenze, Roma, Udine e Milano.
Dal libro, in cerca di editore, "Iron Maiden. Neanche un anno sprecato".
Per info scivere a: godai73fab@yahoo.it

domenica 21 novembre 2010

La morsa d'acciaio

‎"La sfida, l'attrazione, la seduzione dell'Altro rende ogni distanza, per quanto piccola o minuscola, insopportabilmente grande. Un piccolo fossato apre un precipizio. Fusione o sopraffazione appaiono le uniche cure per il tormento che ne consegue. E non c'è che un tenue confine, fin troppo facile da dimenticare, tra una morbida e gentile carezza e una morsa d'acciaio inesorabile". Zygmunt Bauman (Amore Liquido)

sabato 27 febbraio 2010

"24 ore senza di noi". 1 marzo Cagliari



I fatti di Rosarno, lo sgombero dell’ex Edem di Giorgino, le sempre più frequenti irruzioni alla caccia del clandestino nelle case affittate dagli immigrati, sono segni inequivocabili dell’avanzare rapido del razzismo e dell’intolleranza, anche in Sardegna. Un razzismo alimentato dalle politiche del Governo Berlusconi e dai provvedimenti delle amministrazioni locali. Un’intolleranza che si fa strada anche grazie all’indifferenza e al silenzio di tanti cosiddetti “progressisti” all’interno di giunte e consigli comunali e provinciali.
Occorre reagire. E per reagire con efficacia occorre fare un salto di qualità. Manifestazioni e scioperi (come questo importantissimo Sciopero migrante del primo marzo) non devono più essere momenti isolati di mobilitazione, devono bensì portare alla costruzione di reti di resistenza e solidarietà permanenti in grado di affrontare l’emergenza razzismo.
Da qui l’idea di costruire una Tavola Permanente contro il razzismo che, nella provincia di Cagliari, consenta di coordinare l’azione di gruppi, partiti, associazioni, sindacati, studiosi, avvocati, singoli attivisti per costruire sul territorio una continua resistenza sociale e culturale alle politiche razziste e una concreta rete di solidarietà – anche per l’assistenza legale - con le lavoratrici e i lavoratori immigrati, doppiamente vittime dei meccanismi della globalizzazione capitalistica.
Per dare vita a questo nuovo percorso proponiamo di incontrarci mercoledì 3 marzo (18.00, sede Rdb di via Maddalena) e di ripartire dalle parole d’ordine condivise dai soggetti che avevano costruito e aderito alla manifestazione antirazzista regionale del 17 ottobre 2009:
. No al razzismo. Regolarizzazione generalizzata per tutti. Abrogazione del pacchetto sicurezza. Accoglienza e diritti per tutti. No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono. Diritto di asilo per rifugiati e profughi. Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE). No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell'accesso ai diritti. Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all'istruzione per tutte etutti. Mantenimento del permesso di soggiorno anche per chi ha perso il lavoro. Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay,lesbiche, transgender.

Il Comitato promotore della Tavola permanente contro il razzismo e l'omofobia della Provincia di Cagliari


Leggi la notizia:

mercoledì 17 febbraio 2010

Iron Maiden: completate al Compass Point le registrazioni del nuovo album


Gli Iron Maiden hanno appena finito di registrare il loro quindicesimo disco, l'atteso successore di "A matter of life and death" del 2006.

L'album è stato inciso ai Compass Point Studios, nelle Bahamas, dove furono registrati "Piece of mind" (1983), "Powerslave" (1984) e parte di "Somewhere in time" (1986).

Dietro il mixer ancora una volta il sudafricano Kevin Shirley, che ha curato i suoni di tutti i lavori della band a partire da "Brave New World".

La notizia è tratta dal Maidenfans.com (che a sua volta la ha copiata dal sito di "Ultimate Guitar").


Up the Irons




Iron Maiden Completes Recording New Album
Posted by Shadow on February 16, 2010 @ 17:58
Ultimate Guitar reports:“British heavy metal legends Iron Maiden have completed the recording process for their new album at Compass Point Studios in Nassau, Bahamas with producer Kevin Shirley. According to a posting on Kevin’s official web site, “There’s still work to do, but the band portion is complete and in the can, so to speak.”Shirley previously worked on the last three Maiden albums — 2000’s “Brave New World”, 2003’s “Dance Of Death” and 2006’s “A Matter Of Life And Death”.The next Iron Maiden album will be the band’s fifteenth studio record, and they face a challenge to follow up “A Matter Of Life And Death”, which was received well critically and saw the group play the whole album on tour.Speaking at last year’s premiere of the band’s documentary film “Iron Maiden: Flight 666”, guitarist Adrian Smith stated, “There’s always a bit of pressure to follow up the last album, in a way it’s good because it motivates you.“We never get complacent; we always try our best for our own sake as much as anything else. As far as pressure for another album, we just do what we do — we’ve been doing it long enough now, we know what we’re doing. [laughs]”Iron Maiden will headline this year’s edition of the UK’s Sonisphere festival, which will be held Saturday, July 31, 2010 and Sunday, August 1, 2010 at Knebworth.”

lunedì 8 febbraio 2010

Stephen Percy Harris

Capitolo I –
Burning Ambition: le origini negli anni Settanta

“Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”. Francesco De Gregori, La leva calcistica della classe ’68.
1972
Stephen Percy Harris
Machine head dei Deep Purple, Close to the Edge degli Yes, Thick as a brick dei Jethro Tull, Volume 4 dei Black Sabbath e Foxtrot dei Genesis. Il 1972 è un grande anno per l’hard rock ed il progressive. Nei primi anni Settanta, la fantasia ha – momentaneamente - preso il potere nelle stanze dell’industria discografica.
Il giovane Stephen – complice qualche disco prestato dall’amico Pete Dale - ama i grandi gruppi, la loro magniloquenza, quelle composizioni che sfidano la struttura canzone e che inizialmente gli sembravano così “weird”, bizzarre.
Il ragazzo ama la musica, ma anche il calcio.
Dopo un buon provino arriva infatti a giocare nelle giovanili del West Ham, la sua squadra del cuore. Ben presto, però, alla disciplina troppo rigida imposta dallo sport ad alti livelli, preferisce la vita del musicista, che consente di bere qualche birra in più ed uscire la sera.
Stephen inizia a suonare la chitarra a scuola per passare subito al basso, fonda il suo primo gruppo, i Gipsy’s kiss, e scrive la sua prima canzone: Burning Ambition. Del gruppo fanno parte Steve, il suo compagno di scuola Dave Smith alla chitarra, Paul Sears alla batteria, Bob Verschoyle alla voce e Tim Wotsit alla chitarra.
Il debutto in pubblico arriva nel 1973 e non certo in una grande arena, ma neanche in un pub o in un club rock.
Il bassista e il suo gruppo di amici fanno il loro ingresso nelle scene in un contest tra giovani gruppi in una sala adiacente alla chiesa di Saint Nicholas a Poplar, nell’East End.
Il quartiere popolare alla periferia di Londra in cui cresce il fondatore degli Iron Maiden: un figlio della working class. Il padre camionista e la madre casalinga.
Steve è ambizioso e sente il bisogno di crescere come bassista.
Nel 1974 e nel 1975 suona con gli Smiler, una buona boggie band simile ai Savoy Brown, con componenti sui 25 anni e con una certa esperienza alle spalle. Ne fanno parte Mick e Tony Clee alla chitarra e due elementi con un ruolo nei primi Maiden: il batterista Doug Sampson e il cantante Dennis Wilcock.
Questa breve fase permette ad Harris di maturare come musicista, di accumulare esperienza in concerto, ma genera in lui anche una certa frustrazione.
Stephen infatti prende da subito a comporre e proporre al gruppo nuove canzoni, che incorporano le fertile influenza dell’hard rock e del progressive, con numerosi cambi di tempo e di atmosfera. Pezzi che gli altri membri del gruppo – legati ad una impostazione standard - rifiutano regolarmente.
Così Stephen Pearcy Harris, dopo aver scelto la strada della musica invece che quella del calcio, nel dicembre del 1975 decide di fondare una band tutta sua: gli Iron Maiden. (...)