lunedì 18 gennaio 2016

Cento dischi (+ sette) che porterei volentieri con me all'inferno











1.    Ac Dc Blow Up Your Video Il mio primo disco degli Ac Dc e ancor oggi  probabilmente quello che preferisco della band dei fratelli Young. That's the way I wanna Rock'n'roll

2.     Angra Holy Land Il metal incontra la tradizione musicale brasiliana e produce un capolavoro tranculturale. Per me il miglior lavoro della band di Andre Matos

3.     Angra Angels Cry Il metallo pesante degli anni '90 rinasce con Angels Cry. Quando il vostro medico vi consiglia di bere meno caffè potete provare a sostituire la bevanda con ripetuti ascolti di "Carry On".

4.     John Arch A Twist Of The Fate Il ritorno della coppia Arch-Matheos. Un ep: due piccole suite da incorniciare per una delle voci migliori dell'intera storia del metal. Con la partecipazione di Mike Portnoy

5.     Black Sabbath Paranoid Anno 2026: il testo di War Pigs continua a essere ancora pienamente attuale. Le bombe continuano a cadere sulla testa degli innocenti e Satana ride e spiega le ali

6.     Black Sabbath Heaven And Hell Dall'incontro fra Iommi e Ronnie James Dio nascono i nuovi Sabbath: epici e metallici. "Sing me a song, You're a singer. Do me a wrong, you're a bringer of evil".

7.     The Beatles Abbey Road L'ultimo disco inciso dai Beatles è anche il mio preferito. Something e I want you (she's so heavy) possono bastare a spiegare questa preferenza.

8.     Black Widow Sacrifice L'inarrivabile masterpiece del rock demoniaco. Il disco è un lavoro in cui la grandiosità musicale va di pari passo alla volontà del gruppo di compiere un'approfondita ricerca esoterica. "Come to the sabbath! Come to the sabbath! Satan's there!".

9.     Blind Guardian Imaginations From The Other Side Gli anni '90, visti col senno di poi, sono stati un periodo molto creativo per l'heavy. Il power metal dei Blind Guardian, fra epicità e fantasy, è stato uno dei punti di riferimento dell'intero movimento e Imaginations è un disco perfetto.

10. Banco del mutuo soccorso Banco del mutuo soccorso Meraviglioso debutto per quella che, per chi scrive, è la migliore band del progressive italiano. Due brani su tutti? "R.I.P" e "Il Giardino del mago".

11. Banco del mutuo soccorso Io sono nato libero 1973: Golpe in Cile. Il Banco di Francesco e Vittorio reagisce al fascismo di Pinochet con la magnifica suite Canto Nomade per Un Prigioniero Politico. Questo e altri gioielli come La Città Sottile ne fanno il mio album preferito della band di Marino

12. Banco del mutuo soccorso Canto di primavera L'ultimo album in studio del Banco negli anni '70 segna una svolta. La band dei fratelli Nocenzi e di Di Giacomo abbandona le architetture prog per schemi apparentemente più semplici e legati alle musiche popolari del Mediterraneo e incide capolavori senza tempo come "E mi viene da pensare".

13. Franco Battiato Dieci Stratagemmi Se 'Le aquile non volano a stormi', Battiato è stato un'aquila che ha volato in alto e lontano per decenni. 'Dieci Stratagemmi' è uno degli ultimi album del maestro. Fra politica, filosofia, fughe individuali, letteratura e porte dello spavento supremo.

14. Angelo Badalamenti Twin Peaks Quando il capolavoro di Lynch e Frost fu tramesso su Canale 5 la rispettiva colonna sonora arrivò in cima alle classifiche di vendita italiane. Quella del maestro Badalamenti è un'opera capace di ipnotizzarci e trascinarci all'interno delle torbide vicende di una piccola città di provincia Usa ai confini col Canada.

15. Blackmore's Night Shadow Of The Moon Il chitarrista storico e padre di mille riff con Deep Purple e Rainbow sceglie di cambiare vita e divenire a tutti gli effetti un menestrello. Con la dolce Candice Night (appunto) al suo fianco Ritchie imbocca con un ottimo album una strada che ripropone in chiave popolare vecchie melodie dal Rinascimento e dal Medioevo. In questo ottimo debutto è ospite, con uno spericolato assolo di flauto in Play Minstrel Play, il grande Ian Anderson dei Jethro Tull.

16. Blaze Bayley War Within Me

17. Caravan In The Land Of Grey And Pink

18. Camel Mirage

19. Cynic Focus

20. Paolo Conte Snob

21. Ronnie James Dio Holy Diver

22. Ronnie James Dio Dream Evil

23. Deep Purple Made In Japan

24. Deep Purple Burn

25. Deep Purple Perfect Strangers

26. Bruce Dickinson Chemical Wedding

27. Dream Theater Scenes From A Memory

28. Dream Theater Awake

29. Francesco De Gregori Rimmel

30. Elp Tarkus

31. Elp Brain Salad Surgery

32. Elio e le storie tese Eat The Phikis

33. Europe The Final Countdown

34. Fates Warning Awaken The Guardian

35. Rossella Faa Baabà

36. Genesis Foxtrot

37. Golden Earring  Moontan

38. Gillan Mr.Universe

39. Giorgio Gaber La mia generazione ha perso

40. Goblin Profondo Rosso

41. Guns'n'Roses Appetite For Destruction



42. Ivan Graziani Agnese dolce Agnese

43. Ivan Graziani Viaggi e intemperie

44. Holy Martyr Invincible




45. Iron Maiden Iron Maiden

46. Iron Maiden Somewhere In Time

47. Iron Maiden Live After Death

48. Iron Maiden The Xfactor

49. Iron Maiden Dance Of Death

50. Jethro Tull Aqualung

51. Jethro Tull A Passion Play

52. Judas Priest Screaming For Vengeance

53. Judas Priest Defenders Of The Faith

54. King Crimson In The Court Of The Crimson King

55. King Crimson Thrak

56. Led Zeppelin IV

57. La Locanda Delle Fate Forse Le Lucciole Non Si Amano Più

58. Marillion Script For a Jester's Tear

59. Manowar Kings Of Metal

60. Manowar Hail To England

61. Metallica And Justice For All

62. Metallica Master of Puppets

63. Megadeth Rust In Peace

64. Gary Moore After The War

65. Motorhead Bastards

66. Motorhead 1916

67. Modena City Ramblers Riportando tutto a casa

68. Mercyful Fate In The Shadows

69. Napoli Centrale Napoli Centrale

70. Nuova Era Io e il tempo

71. Ozzy Osbourne Tribute To Randy Rhoads

72. Orphaned Land All Is One

73. Pink Floyd Animals

74. Patty Pravo I successi di...

75. Nicola Piovani La stanza del figlio - musiche di Nicola Piovani per i film di Nanni Moretti

76. Jimmy Page Outrider

77. Cozy Powell Over The Top

78. Queen A Night At The Opera

79. Queensryche Rage For Order

80. Queensryche Operation Mindcrime

81. Rainbow Rising

82. Rainbow On Stage

83. Riot Thundersteel

84. Rush 2112

85. Rush Farewell To Kings

86. Vasco Rossi Nessun pericolo per te...

87. Enrico Ruggeri La vie en rouge

88. Enrico Ruggeri Frankenstein

89. Rhapsody Simphony Of Enchanted Lands

90. Saint Just Prog Explosion

91. Savatage Handful Of Rain 

92. Saxon Call To Arms

93. Scorpions Lovedrive

94. Daniele Sepe Suonarne uno per educarne cento

95. Stormy Six Un biglietto per il tram

96. Tygers Of Pan Tang Live Blood

97. Thin Lizzy Thunder And Lightning

98. Timoria Viaggio Senza Vento

99. Triumvirat  Spartacus

100.                 Uriah Heep Look At Yourself

101.                 Ufo Lights Out

102.                  Ushas Verso Est

103.                  Who Who's next

104.                 Wytch Hazel Lamentations




105.                 Yes Close To The Edge

106.                 Yes Relayer

107.                 Neil Young Harvest












 

domenica 8 novembre 2015

La disobbedienza come atto di libertà -Erich Fromm

Una persona può diventare libera mediante atti di disobbedienza, imparando a dire "no" al potere.  Ma, se la capacità di disobbedire costituisce la condizione della libertà, d'altro canto la libertà rappresenta la capacità di disobbedire. Se ho paura della libertà, non posso osare di dire "no", non posso avere il coraggio di essere disobbediente. In effetti, la libertà e la capacità di disobbedire sono inseparabili, e  ne consegue che ogni sistema sociale, politico e religioso che proclami la libertà, ma che bandisca la disobbedienza, non può dire la verità.

Erich Fromm - "La disobbedienza e altri saggi" - pag 17 - 1982 - Arnoldo Mondadori

venerdì 4 settembre 2015

Book of Souls - un Track by Track alcolico-culinario



Disco I
If Eternity Should Fail - Sushi con molto Wasabi/Sake freddo
Speed of Light- Polpette fritte/0,30 chiara alla spina
The Great Unknown - Insalata di polpo/Vino bianco
The Red and the Black - Anatra all'arancia (un'anatra intera)/2 pinte di Guinness
When the River Runs Deep - Trippa con fagioli/Whiskey in the Jar
The Book of Souls - Cuore arrosto (possibilmente umano) al sangue/Vino rosso a fiumi

Disco II
Death or Glory – Alette di pollo arrosto, piccanti, con contorno di patate al forno/Birra rossa Spaten
Shadows of the Valley – Frittatina veloce con asparagi e cipolle/Peroni o Ichnusa
Tears of a Clown – Cioccolato fondente e amaro/ Mirto
Man of Sorrows – Acquavite e caffè
Empire of Clouds – Torta alla panna con crema di mirtillo/Grappa di rose e sigaro

martedì 7 luglio 2015

lunedì 6 luglio 2015

Daniel Bensaid spiega Marx che spiega la crisi

L'andamento del capitale finanziario non è mai se non quello del capitale industriale nella sfera della circolazione.
La crisi finanziaria, si dice, si propaga per contagio all'impropriamente detta "economia reale" (come se la sfera finanziaria fosse irreale!).
Essa, in effetti, rivela una crisi latente di sovrapproduzione (troppo) a lungo differita grazie alla corsa al credito.

Daniel Bensaid, Crisi di ieri e crisi di oggi , p. 46, (citato da Michele Azzerri, Rivoluzione e Internazionalismo, p. 381)

domenica 3 maggio 2015

Iron Maiden. Una questione di vita o di morte


A trenta anni dalla fondazione del gruppo i Maiden, forti di una squadra di nuovo imbattibile, vivono una seconda giovinezza, una nuova età dell’oro.

Forse per questo, il primo marzo del 2006 la band si ritrova nuovamente nei Sarm Studios, a Londra, per registrare il successore di Dance of Death. Dietro il mixer, per la terza volta, Kevin Shirley.

Queste le sue impressioni a caldo, tratte dal sito Caveman’s diary, dopo appena una settimana di lavoro in sala d’incisione:”Sta andando alla grande – scrive il sudafricano - non ho mai preso parte ad una sessione di registrazione più divertente, per quanto riguarda i Maiden, un sacco di risate! Abbiamo registrato otto canzoni in una settimana e sono davvero bellissime. Heavy e più orientate sul progressive che negli anni recenti, ma allo stesso tempo con più groove rispetto a ciò che sento da molto tempo!”.

I lavori per il quattordicesimo album in studio dei Maiden procedono quindi in un clima rilassato e allo stesso tempo molto produttivo.

“Tra le registrazioni e il mixaggio – spiega Dave Murray ad Enzo Mazzeo di Metal Hammer Italia (settembre 2006) - abbiamo impiegato circa otto settimane, la metà di quelle inizialmente previste e prenotate…Un processo semplice e veloce, cosa che ha notevolmente giovato alla buona resa dei brani”.

A Matter of life and death viene pubblicato dalla Emi a fine agosto 2006 e ottiene una buona accoglienza da parte del pubblico e della critica specializzata.

“Non si tratta – scrive Fulvio Trinca nella recensione su Flash magazine - di una release immediata come Brave new world e Dance of death amplifica e sviluppa il filone drammatico e teatrale di Paschendale. (…). Un album che, molto più dei suoi predecessori, rinnova la proposta dei Maiden, pur non dimenticando tutte quelle che sono le peculiarità di una storia lunga 30 anni”.

L’analisi di Trinca è pienamente azzeccata. Nel loro quattordicesimo album in studio i Maiden sviluppano un approccio compositivo duro, progressivo e articolato, ma come sempre melodico. I testi si concentrano in primo luogo sulla tragedia delle guerre che hanno attraversato il “Secolo breve” e questo inizio di millennio.

E’ decisivo l’apporto di Adrian Smith, già autore con Harris la già citata e splendida Paschendale.

“All’inizio della nostra carriera – dice Smith a Mazzeo - tendevo a comporre materiale molto più semplice e diretto, probabilmente perché ero influenzato da band come i Thin Lizzy, che facevano della semplicità la loro arma migliore.

Steve, invece, ammirava gruppi come Yes e Genesis e ciò traspariva anche dal suo modo di comporre. Ebbene, col passare degli anni anch’io ho assorbito certe influenze e oggi posso dire di essere un compositore più maturo. Certe sonorità hanno ampliato moltissimo il mio spettro sonoro e credo che la musica dei Maiden ne abbia giovato”.

Chiaramente quando per i Maiden parliamo di influenze progressive il riferimento è alla struttura dei pezzi, ricchi di accelerazioni e rallentamenti e di cambi di atmosfera, più che alle sonorità tipiche dei grandi gruppi degli anni Settanta.

Ed in effetti, in A matter of life and death, ben sei pezzi su dieci vanno oltre i 7 minuti di durata e solo uno, il secondo singolo Different world, va al di sotto dei 5.

Questo brano, che apre l’album, è l’unico ad avere una struttura semplice e diretta. Una rivisitazione in chiave maiden della lezione di Phil Lynott e soci.

Almeno tre le minisuite: la durissima e ruvida Brighter than a thousand suns, sul tema del possibile olacausto nucleare, la harrisiana For the greater good of God – epicissima e sulla falsariga di The sign of cross – e The Legacy :l’alleanza.

Quest’ultimo pezzo - che inizialmente avrebbe dovuto dare il titolo al disco - parte da una introduzione medievaleggiante e semiacustica per svilupparsi dapprima in un metal roccioso e cadenzato alla Ronnie James Dio e poi in un intreccio tra le melodie delle tre chitarre e parti vocali altissime.

Tra gli altri brani sono senz’altro degni di nota These colours don’t run, classicamente maideniano, e The longest day - con un Dickinson che supera sé stesso – che racconta il giorno dello sbarco di Normandia.

L’album - forse in alcuni tratti troppo prolisso, ma senza riempitivi - costituisce senza dubbio un ulteriore passo avanti nella costruzione del suono di una band con tre decenni di storia.

Anche la scelta del primo singolo è anomala. The reincarnation of Benjamin Breeg comincia infatti come una sorta di Musical box dei Genesis per poi assumere un andamento cadenzato, che può ricordare i Metallica di Harvester of sorrow.

I Maiden sono talmente convinti della validità del nuovo lavoro che per la prima volta decidono di eseguire un album per intero, dall’inizio alla fine, nei loro concerti. In scaletta trovano spazio solo cinque classici maideniani: Fear of the dark, Iron Maiden, 2 minutes to mdnight, The evil that men do e Hallowed be thy name.

Il successo del tour è comunque notevole, con due sold out anche in Italia il 2 e il 3 dicembre 2006 al Datch Forum di Milano.

Grandissimo consenso ottengono anche i concerti italiani estivi del A matter of the beast tour 2007, soprattutto quello del 20 giugno con i Motorhead e i Machine Head allo stadio Olimpico di Roma.

E proprio all’Olimpico Bruce dice: ”Ci prendiamo quest’anno per costruire una piramide e ritorneremo l’estate prossima per presentare i pezzi più classici di Powerslave, Piece of mind e Seventh son of a seventh son”.


martedì 31 marzo 2015

Kumite Jka - Le regole per l'arbitraggio