domenica 25 giugno 2017
Dilettantismo e disciplina - Antonio Gramsci
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politica
Quaderno VIII
[...] Esiste una tendenza del materialismo storico che sollecita e favorisce tutte le cattive tradizioni della media italiana e sembra aderire ad alcuni tratti del carattere italiano: l'improvvisazione, il "talentismo", la pigrizia fatalistica, il dilettantismo scervellato, la mancanza di disciplina intellettuale, l'irresponsabilità e la slealtà morale ed intellettuale. Il materialismo storico distrugge tutta una serie di pregiudizi e di convenzionalità, di falsi doveri, di ipocrite obbligazioni: ma non perciò giustifica che si cada nello scetticismo e nel cinismo snobistico. [...]
martedì 30 maggio 2017
Adam Smith e la disuguaglianza sociale
"In una società di centomila famiglie ve ne saranno forse cento che non lavorano affatto e che, tuttavia, o con la violenza o con la più regolare oppressione della legge, assorbono una quantità di lavoro sociale superiore a quella di diecimila famiglie. E anche la divisione di quel che rimane, dopo questa enorme defalcazione, non avviene affatto in proporzione al lavoro di ciascun individuo; al contrario, a quelli che lavorano di più tocca meno".
Fonte: La ricchezza delle nazioni (abbozzo)
Fonte: La ricchezza delle nazioni (abbozzo)
sabato 22 aprile 2017
Dieci anni dall'espulsione dal Prc di Franco Turigliatto
2017: 100 anni dalla Rivoluzione d'Ottobre, 50 dalla morte di Che Guevara, 40 dal movimento del '77, ma anche 10 anni da un episodio storicamente di certo assai più marginale, ma per me (anche per la mia piccolissima vicenda personale di militante politico) importantissimo: l'espulsione dal partito del senatore del Prc, Franco Turigliatto, per non aver votato la missione di guerra in Afghanistan.
La sua non fu una scelta solitaria, fu la scelta compiuta da tutta la componente di Sinistra Critica, accusata - in quell'episodio - di essere manovrata dalla Quarta Internazionale.
Fummo accusati di essere stati manovrati, ma forse ciò che
dava più fastidio ai comunisti a corrente alternata era che, ancora una
volta, a rappresentare una posizione coerentemente anti-imperialista
c'era un trotskista.
Riportare alla mente il vergognoso processo interno organizzato dal prc nel 2007 e leggere le dichiarazioni di allora fa ancora un certo effetto.
(Repubblica, primo marzo 2007):
"Ieri, prima del voto di fiducia al Senato, Turigliatto è stato sentito dal Collegio nazionale di garanzia per spiegare, valutare, decidere. Davanti ai giudici del partito Turigliatto ha ribadito la sua posizione, quella che ha pronunciato in serata per la dichiarazione di voto: sì alla fiducia ma "su Tav e Afghanistan voterò nuovamente no"."
Riportare alla mente il vergognoso processo interno organizzato dal prc nel 2007 e leggere le dichiarazioni di allora fa ancora un certo effetto.
(Repubblica, primo marzo 2007):
"Ieri, prima del voto di fiducia al Senato, Turigliatto è stato sentito dal Collegio nazionale di garanzia per spiegare, valutare, decidere. Davanti ai giudici del partito Turigliatto ha ribadito la sua posizione, quella che ha pronunciato in serata per la dichiarazione di voto: sì alla fiducia ma "su Tav e Afghanistan voterò nuovamente no"."
mercoledì 19 aprile 2017
Scottish Socialist Party. Appunti per un compagno
Lo Scottish
Socialist Party, partito indipendentista e socialista scozzese, nasce nel 1999.
Ottiene 3 seggi e 130mila voti nelle
elezioni per il Parlamento scozzese del 2003, forte soprattutto dell’opposizione
a Blair e alla guerra in Iraq. Ovviamente, il partito si è speso fortemente
nella battaglia referendaria per l’indipendenza.
La formazione dello Scottish
Socialist Party è il frutto della “coagulazione” della Scottish Socialist Alliance,
nata nel 1996 come aggregazione di diversi gruppi della sinistra
extraparlamentare.
Il più grosso di questi soggetti era
lo Scottish Militant Party, un
partito trotskista scozzese che nacque da una scissione del Militant
nel 1991, quando questa tendenza abbandonò la tattica entrista nel Labour
ed espulse Ted Grant (che rimase nel partito col Socialist Appeal).*
Possiamo quindi dire che dal punto di
vista della storia delle dottrine politiche l’ideologia di questo partito,
troskista-indipendentista, è quanto di più simile di possa immaginare a Sis-ma,
se non altro sullo scenario europeo.
Lo Scottish Socialist Party si
caratterizza per l’utilizzo di un linguaggio semplice e diretto e un approccio
“empirico”.
The SSP is an
anti-capitalist, pro-independence party, with a vision of a different kind of
society. We aim to build a Scotland where no one is left behind, where the
needs of all the people are catered for, young and old, men and women, gay and
straight, black and white, able-bodied or those with special needs. Our socialism
is centred on today’s world and the needs of everyone and
is rooted not in the past but learns from the past in order to build a
better tomorrow.
Confesso che qualche anno fa, quando
provai a buttare giù una bozza di programma di transizione al socialismo e
all’indipendenza per la Sardegna, presi spunto anche dal loro programma.
Colin Fox è l’attuale co-portavoce
nazionale del Ssp dal 2005 , già membro del Parlamento scozzese (2003-2007). In
occasione del referendum è stato membro dello Yes Scotland Advisory board.
Qui trovi due dei suoi ultimi
articoli: una dichiarazione del partito in merito a un secondo referendum
sull’indipendenza della Scozia (e qui possiamo leggere che nel giugno 2016 il
Ssp ha indicato di votare per la permanenza nell’Ue come minore dei due mali;
un’analisi dello scenario dopo il referendum in Grecia).
*Da notare che, in occasione del
referendum, Alan Woods e soci hanno preso posizione contro la scelta
indipendentista.
Fonti: sito ufficiale del partito e edizione in lingua inglese di Wikipedia.
Fonti: sito ufficiale del partito e edizione in lingua inglese di Wikipedia.
venerdì 24 febbraio 2017
Quel gran bisogno di un bicchierino
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Libri
"Breeze mi guardò dritto negli occhi. Poi sospirò. Infine sollevò il
bicchiere, assaggiò il liquido e sospirò di nuovo, piegando il capo da
un lato con un mezzo sorriso, esattamente come fa un uomo che ha gran
bisogno di un bicchierino, quando qualcuno glielo offre, e il primo
sorso è come un'occhiata in un mondo più bello, più limpido e più
luminoso". (Raymond Chandler, Finestra sul vuoto - pagina 94)
martedì 20 settembre 2016
Per un No anticolonialista
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colonialismo,
referendum
Sono tante le buone ragioni per dire No alla riforma della Costituzione voluta da Renzi. Con questo documento non vogliamo quindi ripetere ancora una volta le motivazioni espresse con grande efficacia dal Comitato italiano per il No e da numerose pubblicazioni diffuse in questi ultimi mesi * Il Comitato di Quartu Sant'Elena per il No intende invece spiegare con queste poche righe perché ogni anticolonialista sardo, ogni indipendentista, dovrebbe votare No alla riforma costituzionale Renzi. Sia chiaro, il nostro Comitato non fa l'apologia di una Costituzione che dichiarando la Repubblica “una e indivisibile” (articolo 5) non riconosce nemmeno il principio di autodeterminazione dei popoli proclamato dalla Carta delle Nazioni Unite (articoli 2 e 55): ritiene però doveroso e indispensabile schierarsi in una battaglia contro l'ulteriore rafforzamento della struttura coloniale dello stato italiano. La riforma Renzi-Boschi ridisegna infatti l'architettura dello stato in maniera neocentralista e ne rafforza la struttura coloniale. Ogni corrente dell'indipententismo e dell'anticolonialismo che scegliesse di non schierarsi contro una riforma che potrebbe mutare in maniera significativa i rapporti di forza fra la Sardegna e lo Stato italiano (“perché la Costituzione italiana non ci riguarda!”) dimostrerebbe una capacità di visione politica piuttosto ristretta.
Dal “parafederalismo” al neocentralismo - Nel suo scritto “Un progetto contro la democrazia” il docente di Diritto Costituzionale Alessandra Algostino spiega che “il trait d'union delle varie norme che riguardano il titolo V è rintracciabile nel ritorno dello Stato: è abbandonato il tanto decantato progetto federalista, si inverte la rotta e si accentra”. In particolare, dall'articolo 117 vengono cancellate le materie a legislazione concorrente tra Stato e Regioni.** Viene quindi ampliata la lista delle materie la cui legislazione esclusiva spetta allo Stato: fra queste troviamo l'ordinamento delle professioni e della comunicazione; la protezione civile; la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia (qualcuno ha detto Galsi?); le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione; i porti e gli aeroporti civili di interesse nazionale e internazionale; i mercati assicurativi; le disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e il turismo.
La clausola di “supremazia” - Lo stesso articolo 117 recepisce la cosiddetta "clausola di supremazia". Quella che da più parti è stata definita “clausola vampiro” prevede che, su proposta del Governo, anche per le materie non di competenza, possa intervenire la legge statale “quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale”. Secondo alcuni costituzionalisti, anche molto autorevoli, le Regioni a Statuto speciale sarebbero escluse dall'applicazione della Riforma Renzi-Boschi sino alla scrittura di nuovi Statuti (sarebbe comunque una magra consolazione, vista per esempio l'alta considerazione dello Stato italiano per lo Statuto sardo in materia di entrate). Ma non tutti gli studiosi la pensano così. Per esempio per Roberto Toniatti***, attuale preside Giurisprudenza a Trento, la clausola sospensiva (art.39 comma 12) che blocca per ora e fino alla revisione dei rispettivi Statuti l’applicazione alle Speciali della legge Costituzionale Boschi-Renzi, non è in realtà una clausola di salvaguardia in quanto può essere superata dalla clausola di supremazia dello stato italiano, contenuta nell’art. 117 comma 4. In sostanza, in mancanza di una intesa forte tra Stato e Regione il primo potrà invocare la clausola di supremazia statale e togliere l’autonomia alle Speciali, scenario questo che è già da tempo in preparazione all’interno dell’attuale maggioranza di governo nazionale”. La riforma Renzi-Boschi stringe la morsa coloniale. Gli anticolonialisti sardi votano No.
*Ad esempio il libretto “Io dico No” - edizioni gruppo Abele
**Fonte Wikipedia
***Fonte: La voce del Trentino
Il Comitato per il No di Quartu Sant'Elena 20.09.16
domenica 18 settembre 2016
In Stato di Servitù
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occupazione militare della Sardegna
La ripartizione delle servitù militari nello stato italiano
Sardegna 59.97%
Friuli Venezia Giulia 31,65%
Trentino Alto Adige 6,84%
Valle d'Aosta 0,78%
Sicilia 0,76%
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