mercoledì 19 aprile 2017

Scottish Socialist Party. Appunti per un compagno






Lo Scottish Socialist Party, partito indipendentista e socialista scozzese, nasce nel 1999.

Ottiene 3 seggi e 130mila voti nelle elezioni per il Parlamento scozzese del 2003, forte soprattutto dell’opposizione a Blair e alla guerra in Iraq. Ovviamente, il partito si è speso fortemente nella battaglia referendaria per l’indipendenza.

La formazione dello Scottish Socialist Party è il frutto della “coagulazione” della Scottish Socialist Alliance, nata nel 1996 come aggregazione di diversi gruppi della sinistra extraparlamentare.

Il più grosso di questi soggetti era lo Scottish Militant Party, un partito trotskista scozzese che nacque da una scissione del Militant nel 1991, quando questa tendenza abbandonò la tattica entrista nel Labour ed espulse Ted Grant (che rimase nel partito col Socialist Appeal).*

Possiamo quindi dire che dal punto di vista della storia delle dottrine politiche l’ideologia di questo partito, troskista-indipendentista, è quanto di più simile di possa immaginare a Sis-ma, se non altro sullo scenario europeo.

Lo Scottish Socialist Party si caratterizza per l’utilizzo di un linguaggio semplice e diretto e un approccio “empirico”.

The SSP is an anti-capitalist, pro-independence party, with a vision of a different kind of society. We aim to build a Scotland where no one is left behind, where the needs of all the people are catered for, young and old, men and women, gay and straight, black and white, able-bodied or those with special needs. Our socialism is centred on today’s world and the needs of everyone and is rooted not in the past but learns from the past in order to build a better tomorrow.

Confesso che qualche anno fa, quando provai a buttare giù una bozza di programma di transizione al socialismo e all’indipendenza per la Sardegna, presi spunto anche dal loro programma.


Colin Fox è l’attuale co-portavoce nazionale del Ssp dal 2005 , già membro del Parlamento scozzese (2003-2007). In occasione del referendum è stato membro dello Yes Scotland Advisory board.

Qui trovi due dei suoi ultimi articoli: una dichiarazione del partito in merito a un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia (e qui possiamo leggere che nel giugno 2016 il Ssp ha indicato di votare per la permanenza nell’Ue come minore dei due mali; un’analisi dello scenario dopo il referendum in Grecia).


 


 

*Da notare che, in occasione del referendum, Alan Woods e soci hanno preso posizione contro la scelta indipendentista.


Fonti: sito ufficiale del partito e edizione in lingua inglese di Wikipedia.

venerdì 24 febbraio 2017

Quel gran bisogno di un bicchierino

"Breeze mi guardò dritto negli occhi. Poi sospirò. Infine sollevò il bicchiere, assaggiò il liquido e sospirò di nuovo, piegando il capo da un lato con un mezzo sorriso, esattamente come fa un uomo che ha gran bisogno di un bicchierino, quando qualcuno glielo offre, e il primo sorso è come un'occhiata in un mondo più bello, più limpido e più luminoso". (Raymond Chandler, Finestra sul vuoto - pagina 94)

martedì 20 settembre 2016

Per un No anticolonialista

 
 
Sono tante le buone ragioni per dire No alla riforma della Costituzione voluta da Renzi. Con questo documento non vogliamo quindi ripetere ancora una volta le motivazioni espresse con grande efficacia dal Comitato italiano per il No e da numerose pubblicazioni diffuse in questi ultimi mesi * Il Comitato di Quartu Sant'Elena per il No intende invece spiegare con queste poche righe perché ogni anticolonialista sardo, ogni indipendentista, dovrebbe votare No alla riforma costituzionale Renzi. Sia chiaro, il nostro Comitato non fa l'apologia di una Costituzione che dichiarando la Repubblica “una e indivisibile” (articolo 5) non riconosce nemmeno il principio di autodeterminazione dei popoli proclamato dalla Carta delle Nazioni Unite (articoli 2 e 55): ritiene però doveroso e indispensabile schierarsi in una battaglia contro l'ulteriore rafforzamento della struttura coloniale dello stato italiano. La riforma Renzi-Boschi ridisegna infatti l'architettura dello stato in maniera neocentralista e ne rafforza la struttura coloniale. Ogni corrente dell'indipententismo e dell'anticolonialismo che scegliesse di non schierarsi contro una riforma che potrebbe mutare in maniera significativa i rapporti di forza fra la Sardegna e lo Stato italiano (“perché la Costituzione italiana non ci riguarda!”) dimostrerebbe una capacità di visione politica piuttosto ristretta.
Dal “parafederalismo” al neocentralismo - Nel suo scritto “Un progetto contro la democrazia” il docente di Diritto Costituzionale Alessandra Algostino spiega che “il trait d'union delle varie norme che riguardano il titolo V è rintracciabile nel ritorno dello Stato: è abbandonato il tanto decantato progetto federalista, si inverte la rotta e si accentra”. In particolare, dall'articolo 117 vengono cancellate le materie a legislazione concorrente tra Stato e Regioni.** Viene quindi ampliata la lista delle materie la cui legislazione esclusiva spetta allo Stato: fra queste troviamo l'ordinamento delle professioni e della comunicazione; la protezione civile; la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia (qualcuno ha detto Galsi?); le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione; i porti e gli aeroporti civili di interesse nazionale e internazionale; i mercati assicurativi; le disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e il turismo.
La clausola di “supremazia” - Lo stesso articolo 117 recepisce la cosiddetta "clausola di supremazia". Quella che da più parti è stata definita “clausola vampiro” prevede che, su proposta del Governo, anche per le materie non di competenza, possa intervenire la legge statale “quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale”. Secondo alcuni costituzionalisti, anche molto autorevoli, le Regioni a Statuto speciale sarebbero escluse dall'applicazione della Riforma Renzi-Boschi sino alla scrittura di nuovi Statuti (sarebbe comunque una magra consolazione, vista per esempio l'alta considerazione dello Stato italiano per lo Statuto sardo in materia di entrate). Ma non tutti gli studiosi la pensano così. Per esempio per Roberto Toniatti***, attuale preside Giurisprudenza a Trento, la clausola sospensiva (art.39 comma 12) che blocca per ora e fino alla revisione dei rispettivi Statuti l’applicazione alle Speciali della legge Costituzionale Boschi-Renzi, non è in realtà una clausola di salvaguardia in quanto può essere superata dalla clausola di supremazia dello stato italiano, contenuta nell’art. 117 comma 4. In sostanza, in mancanza di una intesa forte tra Stato e Regione il primo potrà invocare la clausola di supremazia statale e togliere l’autonomia alle Speciali, scenario questo che è già da tempo in preparazione all’interno dell’attuale maggioranza di governo nazionale”. La riforma Renzi-Boschi stringe la morsa coloniale. Gli anticolonialisti sardi votano No.
*Ad esempio il libretto “Io dico No” - edizioni gruppo Abele
**Fonte Wikipedia
***Fonte: La voce del Trentino

Il Comitato per il No di Quartu Sant'Elena 20.09.16

domenica 18 settembre 2016

In Stato di Servitù


La ripartizione delle servitù militari nello stato italiano

Sardegna 59.97%
Friuli Venezia Giulia 31,65%
Trentino Alto Adige 6,84%
Valle d'Aosta 0,78%
Sicilia 0,76%

martedì 23 agosto 2016

Amare e essere amato - Mishima

Sia per un uomo sia per una donna, "essere amati" era ben diverso da "amare". Consapevolezza, questa, a cui Taeko arrivò solo dopo aver conosciuto Senkichi. Erano sentimenti che appartenevano a universi diametralmente opposti e Taeko, fino a quel momento, non si era mai scontrata con una verità così terrificante sugli esseri umani. Insondabile è la gioia impetuosa che, chi è amato, avverte nel profanare se stesso; mentre chi ama è condannato a inseguire l'altro in una perpetua discesa verso le profondità dell'inferno.


Yukio Mishima - La scuola della carne (pagina 91 - editore Feltrinelli)

martedì 2 agosto 2016

Profonda Barbagia


“E per schiarire le loro idee, l'educatrice li metteva fuori dalla scuola con quattro gradi sopra lo zero. Non sale dalla profonda Barbagia il racconto del maltrattamento dei piccoli alunni. Tocca Roma, Grosseto, Pisa, Bolzano. Piatti rotti in testa, punizioni da Marines”. Repubblica, 2 agosto 2016, pagina 13.

domenica 1 maggio 2016

Il libro. "Rivoluzione e internazionalismo", di Michele Azzerri

“Rivoluzione e internazionalismo” è entrato da subito fra i libri che considero più preziosi e utili all'interno della mia piccola biblioteca politica. È infatti una bussola attraverso la storia del marxismo rivoluzionario: dalla biografia e dal pensiero di Trotsky per arrivare alla crisi economico-sociale del presente.
A più di un anno dalla lettura dell'opera (che comprai durante una presentazione militante in via dei Latini, a Roma, e di cui oggi consiglio l'acquisto) rimane impresso lo sforzo nella produzione di quello che può essere considerato quasi un libro di testo: una guida alla cassetta degli attrezzi del comunismo controcorrente e alle pagine più censurate e nascoste dell'elaborazione del movimento socialista e rivoluzionario internazionale.

Sono particolarmente stimolanti i capitoli riservati all'analisi delle divergenze e delle convergenze fra Trotsky e Lenin e al raffronto del pensiero di Trotsky con quello di Gramsci. Altrettanto interessante è la parte dedicata ai trotskismi dopo la morte del grande rivoluzionario, parte che potrebbe essere utilmente letta in parallelo a libri come “Per una storia della Quarta Internazionale” di Livio Maitan e a “Chi sono questi Trotskisti?” di Daniel Bensaid. All'interno di questa sezione è rilevante anche lo spazio riservato ai punti di vista esterni alla IV: da Tony Cliff a Cornelius Castoriadis (passando per Bruno Rizzi).